Laboratorio Urbanistica Partecipata

Piacenza

Sostenibilità ed eccellenza del vivere bene: una sintesi delle osservazioni al nuovo Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale

Pubblicato da labup su Giovedì, 1 Maggio, 2008

Il Laboratorio Urbanistica Partecipata di Piacenza, condividendo appieno l’idea-manifesto dell’“eccellenza del vivere bene” coniugata alla sostenibilità, ha presentato alla Provincia osservazioni al documento preliminare del PTCP2007, sulle contraddizioni riscontrabili in diversi passaggi tra quadro conoscitivo e vocazioni, obiettivi e linee di azione del documento preliminare (DP).

Una prima richiesta è che si espliciti in modo univoco e trasparente quale principio condiziona il disegno del territorio piacentino. Infatti, se in premessa il DP segnala criticità ecosistemiche dovute alla “forte pressione delle infrastrutture viarie” ed auspica un modello insediativo organizzato su centri abitati compatti e separati da ampie trame verdi, negli assi operativi si ritrovano però indicazioni contrastanti (“localizzazione dei nuovi insediamenti in continuità con i tessuti esistenti”; “al fine di evitare possibili adiacenze dissonanti le nuove zone di espansione non dovranno essere previste in continuità con i tessuti esistenti”) e le previsioni di “rafforzamento ed estensione del sistema insediativo per la residenza e per il produttivo”, di nuova viabilità e di ampliamento dell’esistente non sono supportate da valutazioni comparative motivate. Nella relazione del DP vengono inoltre elencati elementi dello Schema Direttore della rete ecologica per la pianura che non sono poi riportati nella tavola progettuale, e non risulta chiaro in che modo sia stato tenuto conto di tali elementi nella formulazione delle ipotesi progettuali insediative e viabilistiche di DP. Si ritiene poi riduttivo e potenzialmente fuorviante indicare, tra le linee di azione per gli ambiti periurbani, “il recupero a fini ambientali e compensativi dei territori agricoli periurbani” quasi che questi ambiti (che pure devono mantenere, da normativa, il carattere agricolo) diventino contenitori privilegiati perchè “a basso costo” degli interventi compensativi per le opere infrastrutturali ed insediative di rango provinciale. Riteniamo che il PTCP debba al contrario preservare significato paesaggistico e produttivo delle facse agricole periurbane, anche nell’ottica del recupero dell’equilibrio città-campagna.

Queste contraddizioni potrebbero essere risolte se si facesse valere prioritariamente il principio della continuità dell’infrastruttura ambientale, sfruttandola ove possibile come rete di mobilità sostenibile, e se si precisassero, per tutte le trasformazioni urbanistiche e per il recupero delle le aree dismesse, dei valori minimi di indici di permeabilità del suolo e di densità vegetazionale, stabilendo la regola della conservazione degli assetti vegetazionali esistenti e dei suoli permeabili. Riteniamo inoltre che, se il PTCP vuole segnare davvero il percorso per l’attuazione dello Schema Direttore della Rete Ecologica, ai Comuni debbano essere forniti strumenti di indirizzo e normativi sufficientemente dettagliati al fine della costruzione progetto finale di Rete Ecologica Provinciale.

Un altro aspetto basilare è il dimensionamento delle aree edificabili e degli spazi per servizi pubblici. Accade spesso, come nel caso del PRG del capoluogo, che la sottovalutazione della capacità insediativa faccia apparire compatibile l’espansione delle superfici residenziali, mentre le aree libere più centrali, sottratte alla destinazione pubblica, diventano disponibili per l’edificazione. Ma adottare parametri che diminuiscono il dimensionamento delle aree per servizi pubblici significa scegliere un modello di città in netto contrasto con l’idea dell’“eccellenza del vivere bene”. Il PTCP 2007 pare voler sottostimare il fabbisogno di aree per servizi pubblici e considerare come fattore determinante le scelte di pianificazione non tanto il fabbisogno locale, quanto la domanda abitativa espressa dai mercati immobiliare e finanziario.

Si richiede invece, come indica la legge regionale n. 20/2000, che il PTCP contenga direttive cogenti per il dimensionamento dei PSC e dei piani di settore, con riferimento prioritario ai fabbisogni locali e, solo secondariamente, alla domanda. In merito ai parametri da adottare nei PSC, chiediamo che il PTCP 2007 prescriva che il dimensionamento del patrimonio edilizio sia espresso in termini di costruito (perché è su questi dati che si basa l’effettiva conoscenza dello stato di fatto, ai fini della valutazione dei processi evolutivi e della determinazione dei fabbisogni e delle previsioni dei Piani) e che il dimensionamento dei servizi pubblici sia riferito agli spazi costruiti e previsti e non alla popolazione teorica, per garantire un equilibrato sviluppo urbano.

Riferendosi ai processi insediativi il DP rileva tra l’altro “un mercato potenzialmente saturo, con un eccesso di offerta riguardante in particolare le abitazioni di segmento medio in vendita a prezzi elevati”, mentre allo stesso tempo si verifica una crescita del fabbisogno abitativo da parte delle fasce economicamente deboli, e sottolinea il pericolo di un consumo eccessivo di suolo conseguente alla “forte espansione edilizia all’interno delle aree semi-periferiche”. Il tema dell’edilizia sociale non viene però più approfondito nel DP, tranne al punto in cui si prevede una “destinazione di una quota della nuove aree di espansione, non inferiore al 25%, ad edilizia sociale”, il che potrebbe essere interpretato come una messa ai margini (cioè ai margini in espansione della città) delle fasce socialmente deboli o come una futura giustificazione pseudo-sociale per spinte speculative di espansioni dell’urbanizzazione.

Riteniamo che il PTCP debba invece applicare in modo univoco il principo del non consumo di suolo, e che il giusto obiettivo del “rispondere prioritariamente alle nuove esigenze abitative mediante interventi di riqualificazione urbana e di riuso del patrimonio edilizio esistente” debba esplicitamente ricomprendere e soddisfare il fabbisogno di edilizia sociale.

Nelle proposte del PTCP per la mobilità non sono infine chiarite le metodologie adottate nelle simulazioni sugli scenari alternativi e suscitano molte perplessità le conseguenze della realizzazione di nuove infrastrutture viarie, se persino il DP ritiene inevitabile “l’addensamento delle attività in prossimità di ciascuno dei corridoi sviluppati, con conseguenti riflessi sulla domanda di trasporto” e se tra gli effetti calcolati dai diversi scenari di infrastrutturazione viaria, accanto all’aumento delle velocità commerciali dei mezzi e all’ovvio aumento dei flussi, vi è un preoccupante e quasi generalizzato aumento delle emissioni inquinanti.

In particolare, per quanto riguarda la pedemontana, appare discutibile la trasformazione dello storico assetto radiale e monocentrico piacentino, con un tracciato fortemente impattante sotto gli aspetti ambientali, naturalistici e paesaggistici (i tratti di nuovo tracciato tra val Trebbia e Val Tidone arrivano ad intersecare ben 3 corridoi della rete ecologica ed insistono su zone individuate come “collina del turismo”). Oltretutto l’utilità effettiva di tale potenziamento stradale non appare motivata, dato che la stessa analisi dello specifico scenario non osserva variazioni sostanziali nei flussi di traffico presenti sulla rete a livello provinciale.

Richiediamo che il PTCP si ponga l’obiettivo di pianificare solo le strade che servono, nell’ottica del raffreddamento della domanda di mobilità attraverso coerenti politiche insediative e di un riequilibrio del sistema di trasporto che privilegi l’intermodalità e incentivi fortemente il trasporto pubblico, quello su ferro e la mobilità lenta ciclabile e turistica. Chiediamo davvero che le scelte operative del Piano siano improntate alla promozione della mobilità sostenibile, che, oltre a rappresentare un fattore di qualificazione sociale, innesca processi virtuosi di riduzione della congestione, dell’inquinamento ambientale, dell’incidentalità stradale, con conseguenti miglioramenti in termini di costi economici e dei costi sociali.

laboratorioup@alice.it

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