Laboratorio Urbanistica Partecipata

Piacenza

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APPELLO: AVERE UN PIANO PER UN FUTURO SOSTENIBILE DEL TERRITORIO PIACENTINO

Pubblicato da labup su Lunedì, 16 Marzo, 2009

Mai come in questo momento le sfide di carattere economico, ambientale ed etico che attendono l’umanità imporrebbero, anche a livello locale, una profonda riflessione politica e una disposizione al cambiamento che partisse dalla consapevolezza del limite delle risorse rispetto alle necessità delle generazioni future.

Lo studio conoscitivo allegato al Documento preliminare del PTCP presenta un quadro abbastanza esauriente del contesto economico, ambientale e sociale della provincia di Piacenza. Un contesto con sue peculiarità ma non molto dissimile da quello dell’intera regione emiliana e padana. Un contesto caratterizzato da un’espansione urbanistica sfrenata, collegata ad un enorme consumo di suolo agricolo (perdita di 200.000 ettari in Emilia Romagna dal 1976 al 2003, corrispondente all’intera provincia di Reggio Emilia), una crescita incontrollata della mobilità stradale con riflessi diretti sul peggioramento della qualità dell’aria, una crescita dei consumi di acqua (di cui deteniamo il primato in Italia per la concentrazione di nitrati) e di produzione dei rifiuti, una crescita dei consumi di energia (+ 68% di gasolio in soli 10 anni dal 1995 al 2005, + 39% di energia elettrica nello stesso periodo), con un incremento di emissioni di CO² nella misura del 16% (nonostante gli interventi di ambientalizzazione e trasformazione a metano di gran parte delle centrali termoelettriche che ha abbattuto altre emissioni nocive), in netto contrasto con gli impegni assunti dall’Italia nel protocollo di Kyoto di riduzione del 6,5% entro il 2012. Per tacere poi della perdita progressiva di capacità bioriproduttiva dei sistemi naturali, di biodiversità e del degrado del paesaggio naturale, rurale e urbano.

Si impone quindi un maggiore sforzo di lucidità e una maggiore determinazione nel fare scelte che contribuiscano ad invertire questo modello pericoloso e ad individuare una diversa prospettiva di benessere e di maggiore equità nei confronti dell’ambiente, della qualità del lavoro e della vita.

Compito della pianificazione non è certo quello di condizionare il mercato e la libertà di impresa ma di creare il contesto adatto per stimolare la nascita e la crescita di un’imprenditoria innovativa nell’ambito della produzione materiale ed immateriale, preferibilmente di qualità, di positivo impatto occupazionale e di contenuti costi ambientali.

Occorre quindi un netto stop ad uno sviluppo urbanistico e ad un’ occupazione di suolo agricolo che non sia espressione di effettivi fabbisogni ma della semplice pressione speculativo-finanziaria, di cui le stesse amministrazioni comunali, per le note ragioni di carattere impositivo, sono state le più dirette responsabili. Da questo punto di vista mai come ora è necessario un ruolo regolatore della Provincia, tutt’altro che inutile – come a qualcuno conviene azzardare – per un sano coordinamento delle politiche territoriali e un contenimento, mediante norme cogenti, della pressione espansiva e poco lungimirante degli stessi Comuni. Proposito raggiungibile – va sottolineato - solo grazie ad un seria attuazione della normativa regionale, finora mancata, a causa di continue deroghe e slittamenti di scadenze che hanno dilazionato all’inverosimile gli impegni previsti dalla legge 20/2000, fino a svuotarli nella sostanza. Il diluvio di accordi di programma, varianti e variantine ai Piani Regolatori, prodotto anche recentemente dai Comuni, conferma l’inaccettabile ritardo culturale degli amministratori e la miopia di una politica troppo spesso appiattita sull’interesse economico.

Occorre anche un freno agli insediamenti produttivi, spesso solo di nome, perché di fatto destinati all’espansione della logistica, oggi da tutti denigrata, ma che ha trovato nella nostra provincia – si può ben dire - “terreno fertile”.

Stop all’ulteriore crescita della grande distribuzione, che non deve essere demonizzata ma che ha prodotto, in seguito ad una mancata azione armonizzatrice, effetti devastanti nel tessuto commerciale dei centri storici, con le conseguenze sociali, ambientali ed occupazionali che ormai tutti sono in grado di valutare.

Il tema dell’energia, in cui il nostro territorio si è storicamente distinto, potrebbe rappresentare un elemento centrale su cui giocare la carta di una vera svolta. Premessa l’indisponibilità ad accettare l’opzione nucleare, per motivate ragioni economiche oltre che ambientali, sarebbe quanto mai necessario un Piano Energetico Provinciale che stabilisse i presupposti per lo sviluppo di un sistema innovativo di produzione energetica distribuita e leggera sotto il profilo dell’impatto ambientale. L’attuazione della quasi ventennale normativa sul risparmio energetico degli edifici, pubblici e privati (su questo è in atto un maldestro tentativo – da contrastare con forza – dell’attuale Governo rivolto ad annullare le norme di defiscalizzazione introdotte a favore di chi interviene per migliorare l’efficienza energetica della propria abitazione), nonché il sostegno di società di gestione di servizi energetici (Energy Service COmpany) nei condomini, nelle scuole, negli ospedali e nelle imprese, rappresenterebbero una straordinaria opportunità imprenditoriale, occupazionale e di ricerca per i giovani. Una pianificazione chiara e mirata indirizzerebbe infine gli opportuni incentivi previsti da Stato e Regione all’impiego delle risorse rinnovabili in impianti finalizzati alla minimizzazione degli impatti ambientali e paesaggistici oltre che alla doverosa riduzione di CO².

Infine il tema delle infrastrutture che rischia di monopolizzare inopportunamente, in nome della Pedemontana, tutta l’attenzione della stampa e del dibattito politico locale. Paradossalmente viene utilizzato il motivo della riduzione dell’inquinamento atmosferico per legittimare la costruzione di nuovi tracciati, bretelle o addirittura superstrade – come qualcuno si ostina ad invocare – che dell’inquinamento sono invece la causa prima. La Pedemontana invece, il cui tracciato proposto dall’Amministrazione Provinciale, quale semplice collegamento intervallivo, a una corsia per direzione, è nel complesso condivisibile, ad eccezione del tratto di collegamento tra il ponte di Tuna e la strada provinciale della Val Tidone che deve essere attentamente valutato – anche mediante un serio percorso partecipativo locale – principalmente sotto il profilo dell’effettiva utilità, rispetto al tracciato già esistente, e delle pesanti ricadute ambientali e paesaggistiche. Si rende necessaria invece una riforma radicale del trasporto pubblico, un rilancio del trasporto ferroviario, anche con carattere metropolitano (a concreto beneficio della qualità della vita di migliaia di pendolari), e il sostegno a modelli di mobilità alternativa (piste ciclabili, car-sharing, individuazione di mobility manager nelle più numerose comunità aziendali e pubbliche); ciò rappresenterebbe una coerente e sostenibile risposta ai nodi irrisolti e così ben rappresentati dal quadro conoscitivo del PTCP e dallo stesso Piano Provinciale della Qualità dell’aria. Questo approccio non esclude ovviamente interventi di integrazione della rete stradale, che talora mostra accertate situazioni di criticità, ma con una logica ispirata alla semplice necessità di messa in sicurezza, di collegamento territoriale e di fluidificazione del traffico, privilegiando il miglioramento di tracciati esistenti, senza imprimere nuove devastanti ferite al paesaggio, destinate più ad accrescere che a contenere il deleterio effetto di urbanizzazione diffusa.

In un quadro così contraddittorio fra gli indirizzi del PTCP e alcuni interventi dallo stesso Piano previsti, emergono anche alcuni elementi di conforto quali la redazione di uno schema direttore della rete ecologica, l’orientamento ad una maggiore tutela del paesaggio, non solo di pregio naturalistico, ma anche di quello rurale e periurbano, dell’architettura rurale, della rete dei canali artificiali, ecc. Novità che rappresentano un deciso salto di qualità nella consapevolezza del valore del territorio, da valorizzare non solo in termini di brutale sfruttamento ma di esaltazione e tutela delle sue qualità. In questo contesto l’agricoltura trova una nuova e più ricca collocazione, non solo per l’importante contributo in termini di valore aggiunto e di qualità delle produzioni ma anche per gli effetti di preservazione di un indispensabile equilibrio fra l’attività umana e gli elementi naturali. Auspichiamo quindi di registrare, nella normativa del Piano, tutte le misure necessarie per tradurre gli impegni in azioni concrete.

In conclusione dovrebbe risultare chiaro che il presente appello – a coloro che dovranno istituzionalmente decidere quale PTCP adottare – è destinato a proporre un diverso approccio nella pianificazione del territorio che colga l’esigenza di tutte quelle forze sociali e politiche che si impegnano per una migliore qualità della vita, basata su un ambiente accogliente ma anche su opportunità di lavoro non marginale o precario, destinate ai settori innovativi della produzione reale e dei servizi.

La Provincia non può assicurare, con un semplice Piano, nuove imprese e occupazione ma può creare le premesse perché il futuro del nostro territorio sia degno di questo nome.

Dicembre 2008

CGIL, FAI, FIPSAS, FORUM PER IL FUTURO DI PIACENZA, I GRILLI PARLANTI DI PIACENZA, ITALIA NOSTRA, LABORATORIO DI URBANISTICA PARTECIPATA,

LEGAMBIENTE, LIPU, WWF

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Intervista a Paola Santeramo

Pubblicato da labup su Lunedì, 16 Marzo, 2009

di Umberto Fantigrossi

Durante la tavola rotonda tenutasi mercoledì 18 giugno 2008 Presso Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano dedicato al temaUn’alleanza tra città e campagna – Strategie per la cintura verde e la rete ecologica di Piacenza”, Paola Santeramo, presidente della Confederazione Agricoltori di Milano e Lodi e presidente dell’Istvap (Istituto per la Tutela e Valorizzazione delle Aree Periurbane) ha dichiarato che un’alleanza tra città e campagna è necessaria ed auspicabile soprattutto ai fini della tutela delle risorse ambientali e del paesaggio. Ha fatto riferimento all’importanza del nuovo ruolo dell’agricoltura oggi in grado di offrire importanti servizi e svolgere funzioni innovative. Nel suo intervento ha accennato anche al pericolo che incombe sul futuro dell’agricoltura: il consumo di suolo. Un problema che riguarda gran parte delle regioni padane dove la forte crescita degli insediamenti urbani ha prodotto una megalopoli che occupa la fascia centrale delle aree di pianura che va da Torino a Trieste.

In questo grande sistema insediativo vediamo, da un lato, una città in estensione e, dall’altro, un sistema rurale in cui la campagna urbana subisce i processi di sprawl insediativo e di industrializzazione dell’agricoltura che, insieme all’esteso reticolo viario locale, frammentano il territorio.

Lei propone un’agricoltura di nuova generazione. Strategica per la qualità della vita della città e con ruoli nuovi, quali sono?

L’agricoltura che guarda al futuro, offre prodotti di alta qualità, sfrutta le sue enormi potenzialità che vanno dall’essere depositaria di valori e stili di vita da recuperare alla capacità naturale di gestire le risorse e tutelare l’ambiente in modo sostenibile. Si pone cioè come alleato che può contribuire in modo significativo ad innalzare la qualità della vita di chi vive in città. Può proporre un modello di sviluppo sostenibile.

Nello specifico qual è l’offerta della campagna alla città?

L’agricoltura da sempre offre alla città prodotti agricoli che nel tempo sono andati progressivamente verso un innalzamento della qualità, ma oggi l’agricoltura può fare molto di più. La campagna si pone come baluardo nella difesa del suolo e delle risorse ad esso connesse come aria e acqua, un bene irriproducibile e funzionale alla sopravvivenza stessa dell’uomo. Un bene minacciato dalla speculazione edilizia dissennata, dall’impatto sui territori delle opere infrastrutturali, dalla scarsa programmazione edilizia. Soprattutto può svolgere nuove funzioni e offrire nuovi servizi alla città

Quali sono le nuove funzioni dell’agricoltura?

Le funzioni dell’agricoltura sono tutte contenute nel nuovo concetto di agricoltura multifunzionale che racchiude in sé molte mansioni, tra le quali quella di mercato di prossimità di prodotti freschi e a basso impatto ambientale ( bassi consumi energetici per trasporti e zero costi per la conservazione dei prodotti).

La funzione di barriera contro l’inquinamento, l’agricoltura può contribuire ad assorbire quote importanti di CO2, tutela le risorse idriche, svolge funzione di conservazione e manutenzione del suolo ecc.

Le funzioni ricreative e culturali, le opportunità di svago e ritrovo, ma anche di mantenimento del paesaggio agricolo cioè di uno dei contesti ambientali tra i più rappresentativi del nostro paese nonché espressione dei caratteri identitari della nostra cultura,l’agricoltura è fonte di energie rinnovabili.


E i servizi?

I servizi si rivolgono principalmente a due attori sociali: i cittadini cui è indirizzata l’offerta di spazi turistico-ricreativi e la conservazione del paesaggio – luogo della memoria, dei saperi e della cultura - e le Pubbliche Amministrazioni con le quali gli agricoltori possono interagire per esempio stipulando, come prevede l’articolo 14 del D.Lgs. 228/2001, contratti di collaborazione per la promozione delle vocazioni produttive del territorio, la tutela di produzioni di qualità e delle tradizioni alimentari.

Ma si può pensare anche “contratti di promozione” fra P.A. e imprenditori agricoli che si impegnino, nell’esercizio dell’attività d’impresa, ad assicurare la tutela delle risorse naturali, il mantenimento dell’assetto idrogeologico, la diminuzione delle emissioni e dell’inquinamento delle falde, l’aumento delle emissioni di ossigeno, il mantenimento della biodiversità, del patrimonio culturale e del paesaggio agrario e forestale.

Tali contratti consentirebbero alle amministrazioni comunali di promuovere in tempi rapidi e costi contenuti consistenti iniziative di riqualificazione ambientale con vantaggi dal punto di vista paesistico ed ecologico oltre che disporre di servizi pubblici, quali percorsi ciclopedonali, parchi urbani, ecc. in affitto con costi decisamente inferiori a quelli derivanti dalle procedure tradizionali di acquisizione, realizzazione e gestione diretta.

Ma voglio ricordare che gli agricoltori da sempre svolgono il ruolo tutela delle risorse irriproducibili che sono connaturate con l’agricoltura. Oggi dunque oltre ad essere un settore produttivo strategico, l’agricoltura diventa il luogo in cui è depositata la sopravvivenza della città persino dal punto di vista energetico.

In che modo il settore agricolo può dare un contributo alla produzione energetica?

Da un lato, grazie alla filiera corta, si abbattono i costi di produzione e si mette in atto un notevole risparmio energetico dall’altro penso alla produzione di agrienergie. Fatta salva la produzione agricola e la tutela delle filiere agricole da cui non possiamo prescindere, l’agricoltura può dare un notevole contributo alla produzione energetica sostenibile valorizzando il patrimonio forestale, utilizzando tutti gli scarti di produzione – potature deiezioni – e recuperando superfici a set a side.

Nel concreto come si può realizzare l’alleanza tra città e campagna?

L’alleanza tra città e campagna è innanzitutto un processo culturale. Occorre diffondere l’idea che, se vogliamo sopravvivere, dobbiamo adottare un nuovo modello di sviluppo e per far ciò è necessario in prima istanza sensibilizzare la società sull’urgenza di assumere nuove prospettive. In qualità di presidente della Cia di Milano e Lodi e insieme alle altre due associazioni agricole, abbiamo stretto un’alleanza con tutte le associazioni ambientaliste e gran parte di quelle dei consumatori sulla necessità di ridurre il consumo di suolo, ma non solo: abbiamo prodotto un documento che descrive secondo quali linee dovrà svilupparsi l’agricoltura del futuro. Su quel documento per la prima volta, abbiamo trovato l’alleanza di ambientalisti e agricoltori oltre che dei consumatori e questo mi pare già un grande passo avanti.

Piacenza, 18.6.2008

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Incontri sul PTCP: Cemento… o qualità della vita? La provincia è al bivio

Pubblicato da labup su Sabato, 17 Gennaio, 2009

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Labup, incontri sulla città e il territorio:Mercoledì 18 Giugno

Pubblicato da labup su Martedì, 17 Giugno, 2008

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Seminario: “Verso il progetto urbano sostenibile ed ecologia dello sguardo – indirizzi e pratiche per la qualità urbana”

Pubblicato da labup su Mercoledì, 4 Giugno, 2008

Roma, 6 Giugno 2008, Facoltà di Ingegneria Università La Sapienza – Ore 15.00 / 18.30

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Urbanistica, sfida aperta sulla città *

Pubblicato da labup su Martedì, 20 Maggio, 2008

* tratto da “Corriere Padano”. edizione del 15.05.2008. www.corrierepadano.it

A Piacenza non si discute sull’aspetto estetico della città, ma sul suo futuro

Piacenza è in trasformazione, ma lo sono anche i piacentini. Tanti i cambiamenti che coinvolgeranno la nostra città, dall’opportunità delle aree militari, a quella dell’Expo 2015, passando per la progettazione del nuovo Palazzo Uffici. I piacentini non rimangono a guardare. Si va delineando una situazione di grande attenzione e di viva partecipazione da parte della comunità, che in quest’ultimo periodo è in gran fermento. I cittadini manifestano continuamente la volontà di prendere parte alle discussioni che coinvolgono Piacenza, oggetto nei prossimi anni di grosse trasformazioni. Le città cambiano volto e i cittadini vogliono avere voce in capitolo sugli interventi urbanistici che andranno ad interessare, in primis, proprio coloro che le città le abitano e le vivono quotidianamente. A Piacenza, a differenza di molte altre realtà locali non si discute di aspetti estetici, come accade ad esempio a Torino con il comitato dei no alla torre di Renzo Piano, o a Roma dove il dibattito è incentrato sul rimuovere o no la teca dell’Ara Pacis progettata dall’architetto americano Richard Meier. Le nostre problematiche non si limitano all’estetica cittadina, bensì al raccordo tra il passato e il futuro urbanistico della nostra città e la funzionalità dei nuovi edifici. Leggi il seguito di questo post »

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Sostenibilità ed eccellenza del vivere bene: una sintesi delle osservazioni al nuovo Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale

Pubblicato da labup su Giovedì, 1 Maggio, 2008

Il Laboratorio Urbanistica Partecipata di Piacenza, condividendo appieno l’idea-manifesto dell’“eccellenza del vivere bene” coniugata alla sostenibilità, ha presentato alla Provincia osservazioni al documento preliminare del PTCP2007, sulle contraddizioni riscontrabili in diversi passaggi tra quadro conoscitivo e vocazioni, obiettivi e linee di azione del documento preliminare (DP). Leggi il seguito di questo post »

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OSSERVAZIONI AL DOCUMENTO PRELIMINARE DEL PTCP 2007

Pubblicato da labup su Domenica, 30 Marzo, 2008

PREMESSA

L’aggiornamento 2007 del PTCP della Provincia di Piacenza è caratterizzato da un’elaborazione conoscitiva indiscutibilmente cospicua sia in termini quantitativi che qualitativi.

Riteniamo che però l’assunzione degli obiettivi di sostenibilità ambientale, posta quale premessa del piano, debba tradursi in ricadute operative chiare e non contraddittorie, anche se ciò potrebbe comportare scelte difficili e impopolari. La costruzione di un modello di sviluppo sostenibile richiede un notevole sforzo (a partire dalla comprensione di ciò che significa oggi parlare di sviluppo) e la definizione di strategie molto complesse che richiedono una chiara attribuzione di pesi e priorità. Leggi il seguito di questo post »

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Il quartiere nella città contemporanea

Pubblicato da labup su Martedì, 18 Marzo, 2008

Autore: Barbara Borlini e Francesco Memo

Periferie deprivate e senza risorse, in cui finiscono per trovarsi confinati coloro che sono esclusi dalle opportunità di mobilità fisica e sociale. Nuovi quartieri firmati da architetti di grido, che sorgono al posto di aree dimesse, simboli della rinnovata importanza delle città nell’economia globale. Ambiti dove si sviluppano partecipazione e impegno civile, ma anche “quartieri fortezza” in cui rinchiudersi alla ricerca di sicurezza e omogeneità sociale. Più semplicemente, quartieri “di tutti giorni” in cui abitano individui e famiglie che cercano di far fronte alla crescente complessità di gestione spazio-temporale delle relazioni e delle attività a livello metropolitano. Leggi il seguito di questo post »

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CICLO INCONTRI SU CITTA’ E TERRITORIO

Pubblicato da labup su Sabato, 15 Marzo, 2008

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