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	<title>Laboratorio Urbanistica Partecipata</title>
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		<title>Laboratorio Urbanistica Partecipata</title>
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		<title>APPELLO: AVERE UN PIANO PER UN FUTURO SOSTENIBILE DEL TERRITORIO PIACENTINO</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 21:50:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>labup</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mai come in questo momento le sfide di carattere economico, ambientale ed etico che attendono l’umanità imporrebbero, anche a livello locale, una profonda riflessione politica e una disposizione al cambiamento che partisse dalla consapevolezza del limite delle risorse rispetto alle necessità delle generazioni future.
Lo studio conoscitivo allegato al Documento preliminare del PTCP presenta un quadro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=labup.wordpress.com&blog=3285717&post=97&subd=labup&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Mai come in questo momento le sfide di carattere economico, ambientale ed etico che attendono l’umanità imporrebbero, anche a livello locale, una profonda riflessione politica e una disposizione al cambiamento che partisse dalla consapevolezza del limite delle risorse rispetto alle necessità delle generazioni future.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.95pt;text-align:justify;"><span style="font-size:11.5pt;">Lo studio conoscitivo allegato al Documento preliminare del PTCP presenta un quadro abbastanza esauriente del contesto economico, ambientale e sociale della provincia di Piacenza. Un contesto con sue peculiarità ma non molto dissimile da quello dell’intera regione emiliana e padana. Un contesto caratterizzato da un’espansione urbanistica sfrenata, collegata ad un enorme <strong>consumo di</strong> <strong>suolo agricolo</strong> (perdita di 200.000 ettari in Emilia Romagna dal 1976 al 2003, corrispondente all’intera provincia di Reggio Emilia), una crescita incontrollata della mobilità stradale con riflessi diretti sul peggioramento della qualità dell’aria, una crescita dei consumi di acqua (di cui deteniamo il primato in Italia per la concentrazione di nitrati) e di produzione dei rifiuti, una crescita dei consumi di energia (+ 68% di gasolio in soli 10 anni dal 1995 al 2005, + 39% di energia elettrica nello stesso periodo), con un incremento di emissioni di CO² nella misura del 16% <span style="color:black;">(nonostante gli interventi di ambientalizzazione e trasformazione a metano di gran parte delle centrali termoelettriche che ha abbattuto altre emissioni<em> </em></span><span style="color:red;">nocive</span></span><em><span style="font-size:11.5pt;font-family:Arial;">)<strong>,</strong></span></em><span style="font-size:11.5pt;"> in netto contrasto con gli impegni assunti dall’Italia nel protocollo di Kyoto di riduzione del 6,5%<span> </span>entro il 2012. Per tacere poi della perdita progressiva di capacità bioriproduttiva dei sistemi naturali,<span style="color:blue;"> </span><span style="color:black;">di biodiversità</span> e del degrado del paesaggio <span style="color:black;">naturale, rurale e urbano.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.95pt;text-align:justify;"><span style="font-size:11.5pt;">Si impone quindi un maggiore sforzo di lucidità e una maggiore determinazione nel fare scelte che contribuiscano ad invertire questo modello pericoloso e ad individuare una diversa prospettiva di benessere e di maggiore equità nei confronti dell’ambiente, della qualità del lavoro e della vita.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.95pt;text-align:justify;"><span style="font-size:11.5pt;">Compito della pianificazione non è certo quello di condizionare il mercato e la libertà di impresa ma di creare il contesto adatto per stimolare la nascita e la crescita di un’imprenditoria innovativa nell’ambito della produzione materiale ed immateriale, preferibilmente di qualità, di positivo impatto occupazionale e di contenuti costi ambientali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.95pt;text-align:justify;"><span style="font-size:11.5pt;">Occorre quindi un netto <strong>stop ad uno sviluppo urbanistico</strong> <strong><span style="color:black;">e ad un’ occupazione di suolo agricolo</span></strong> che non sia espressione di effettivi fabbisogni ma della semplice pressione speculativo-finanziaria, di cui le stesse amministrazioni comunali, per le note ragioni di carattere impositivo, sono state le più dirette responsabili. Da questo punto di vista mai come ora è necessario un ruolo regolatore della Provincia, tutt’altro che<span> </span>inutile &#8211; come a qualcuno conviene azzardare &#8211; per un sano coordinamento delle politiche territoriali e un contenimento, mediante <strong>norme cogenti</strong>, della pressione espansiva e poco lungimirante degli stessi Comuni. Proposito raggiungibile &#8211; va sottolineato -<span> </span>solo grazie ad un seria attuazione della normativa regionale, finora mancata, a causa di continue deroghe e slittamenti di scadenze che hanno dilazionato all’inverosimile gli impegni previsti dalla legge 20/2000, fino a svuotarli nella sostanza. Il diluvio di accordi di programma, varianti e variantine ai Piani Regolatori, prodotto anche recentemente dai Comuni, conferma l’inaccettabile ritardo culturale degli amministratori e<span style="color:red;"> </span><span style="color:black;">la miopia di </span>una politica <span style="color:black;">troppo spesso appiattita sull’</span>interesse economico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.95pt;text-align:justify;"><span style="font-size:11.5pt;">Occorre anche un <strong>freno agli</strong> <strong>insediamenti produttivi, </strong>spesso solo di nome, perché di fatto destinati all’espansione della logistica, oggi da tutti denigrata, ma che ha trovato nella nostra provincia &#8211; si può ben dire -<span> </span>“terreno fertile”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.95pt;text-align:justify;"><strong><span style="font-size:11.5pt;">Stop all’ulteriore crescita della<span> </span>grande distribuzione</span></strong><span style="font-size:11.5pt;">, che non deve essere demonizzata ma che ha prodotto, in seguito ad una mancata azione armonizzatrice,<span> </span>effetti devastanti nel tessuto commerciale dei centri storici, con le conseguenze sociali,<span> </span>ambientali ed occupazionali<span> </span>che ormai tutti sono in grado di valutare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.95pt;text-align:justify;"><span style="font-size:11.5pt;">Il <strong>tema dell’energia,</strong> in cui il nostro territorio si è storicamente distinto, potrebbe rappresentare un elemento centrale su cui giocare la carta di una vera svolta. Premessa l’indisponibilità ad accettare l’opzione nucleare, per motivate ragioni economiche oltre che ambientali, sarebbe quanto mai necessario un <strong>Piano Energetico Provinciale </strong>che stabilisse i presupposti per lo sviluppo di un sistema innovativo di produzione energetica distribuita e leggera sotto il profilo dell’impatto ambientale. L’attuazione della quasi ventennale normativa sul risparmio energetico degli edifici, pubblici e privati <span style="color:black;">(su questo è in atto un maldestro tentativo &#8211; da contrastare con forza &#8211; dell&#8217;attuale Governo rivolto ad</span></span><strong><span style="font-size:11.5pt;font-family:Aksharyogini;color:black;"> </span></strong><span style="font-size:11.5pt;color:black;">annullare le norme di defiscalizzazione introdotte a favore di chi interviene per migliorare l’efficienza energetica della propria abitazione),</span><strong><span style="font-size:11.5pt;font-family:Aksharyogini;"><span> </span></span></strong><span style="font-size:11.5pt;font-family:Aksharyogini;">nonché</span><span style="font-size:11.5pt;font-family:Aksharyogini;"> </span><span style="font-size:11.5pt;">il sostegno di società di gestione di servizi energetici (Energy Service COmpany) nei condomini, nelle scuole, negli ospedali e nelle imprese, rappresenterebbero una straordinaria opportunità imprenditoriale, occupazionale e di ricerca per i giovani. Una pianificazione chiara e mirata indirizzerebbe infine<span> </span>gli opportuni<span> </span>incentivi previsti da Stato e Regione all’impiego delle risorse rinnovabili in impianti finalizzati alla minimizzazione degli impatti ambientali e paesaggistici oltre che alla doverosa riduzione di CO². </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.95pt;text-align:justify;"><span style="font-size:11.5pt;">Infine il</span><strong><span style="font-size:11.5pt;"> tema delle infrastrutture</span></strong><span style="font-size:11.5pt;"> che rischia di monopolizzare inopportunamente, in nome della <strong>Pedemontana,</strong> tutta l’attenzione della stampa e del dibattito politico locale. Paradossalmente viene utilizzato il motivo della riduzione dell’inquinamento atmosferico per legittimare la costruzione di nuovi tracciati, bretelle o addirittura superstrade &#8211; come qualcuno si ostina ad invocare &#8211; che dell’inquinamento sono invece la causa prima. La Pedemontana invece, il cui tracciato proposto dall&#8217;Amministrazione Provinciale, quale semplice collegamento intervallivo, a una corsia per direzione<span style="color:black;">,<span> </span>è nel complesso condivisibile, ad eccezione del tratto di collegamento tra il ponte di Tuna e la strada provinciale della Val Tidone<span> </span>che deve essere attentamente valutato – anche mediante un serio percorso partecipativo locale &#8211; principalmente sotto il profilo dell’effettiva utilità, rispetto al tracciato già esistente, e delle pesanti ricadute ambientali e paesaggistiche</span></span><strong><em><span style="font-size:11.5pt;font-family:Arial;">. </span></em></strong><span style="font-size:11.5pt;">Si rende necessaria invece una <strong>riforma radicale del trasporto pubblico,</strong> un rilancio del trasporto ferroviario, anche con carattere metropolitano (a concreto beneficio della qualità della vita di migliaia di pendolari), e il sostegno a modelli di mobilità alternativa (piste ciclabili, car-sharing, individuazione di mobility manager nelle più numerose comunità aziendali e pubbliche); <span style="color:black;">ciò rappresenterebbe </span>una coerente e sostenibile risposta ai nodi irrisolti e così ben rappresentati<span> </span>dal quadro conoscitivo del PTCP e dallo stesso Piano Provinciale della <strong>Qualità dell’aria.</strong> Questo approccio non esclude ovviamente interventi di integrazione della rete stradale, che talora mostra accertate situazioni di criticità, ma con una logica ispirata alla semplice necessità <span style="color:black;">di messa in sicurezza,</span> di collegamento territoriale e di fluidificazione del traffico, privilegiando il miglioramento di tracciati esistenti, senza imprimere nuove devastanti ferite al paesaggio, destinate più ad accrescere che a contenere il deleterio effetto di urbanizzazione diffusa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.95pt;text-align:justify;"><span style="font-size:11.5pt;">In un quadro così contraddittorio fra gli indirizzi del PTCP e alcuni interventi dallo stesso Piano previsti, emergono anche alcuni elementi di conforto quali la redazione di uno schema direttore della <strong>rete ecologica, </strong>l’orientamento ad una maggiore tutela del paesaggio, non solo di pregio naturalistico, ma anche di quello rurale e periurbano, dell’architettura rurale, della rete dei canali artificiali, ecc. Novità che rappresentano un deciso salto di qualità nella consapevolezza del valore del territorio, da valorizzare non solo in termini di brutale sfruttamento ma di esaltazione e tutela delle sue qualità. In questo contesto l’agricoltura trova una nuova e più ricca collocazione, non solo per l’importante contributo in termini di valore aggiunto e di qualità delle produzioni ma anche per gli effetti di preservazione di un indispensabile equilibrio fra l’attività umana e gli elementi naturali. Auspichiamo quindi di registrare, nella normativa del Piano,<span> </span>tutte le misure necessarie per tradurre gli impegni in azioni concrete.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.95pt;text-align:justify;"><span style="font-size:11.5pt;">In conclusione dovrebbe risultare chiaro che il presente appello &#8211; a coloro che dovranno istituzionalmente decidere quale PTCP adottare &#8211; è destinato a proporre un <strong>diverso approccio nella pianificazione del territorio</strong> <span style="color:black;">che colga</span><span style="color:red;"> </span>l’esigenza di tutte quelle forze sociali e politiche che si impegnano per una migliore qualità della vita, basata su un ambiente accogliente ma anche su opportunità di lavoro non marginale o precario, destinate ai settori innovativi della produzione reale e dei servizi. </span></p>
<p class="MsoBodyText2" style="margin-right:6.95pt;">La Provincia non può assicurare, con un semplice Piano, nuove imprese e occupazione ma può creare le premesse perché il futuro del nostro territorio sia degno di questo nome.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.95pt;text-align:justify;"><span style="font-size:11.5pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.95pt;text-align:justify;"><span style="font-size:11.5pt;">Dicembre 2008</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.95pt;text-align:center;" align="center"><span style="font-size:11pt;"> </span></p>
<p class="MsoBodyText3" style="margin-right:6.95pt;text-align:center;" align="center"><span style="font-size:11pt;">CGIL, FAI, FIPSAS, FORUM PER IL FUTURO<span> </span>DI PIACENZA, I GRILLI PARLANTI DI PIACENZA, ITALIA NOSTRA, LABORATORIO DI URBANISTICA PARTECIPATA,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.95pt;text-align:center;" align="center"><strong><span style="font-size:11pt;">LEGAMBIENTE, LIPU, WWF</span></strong><strong></strong></p>
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		<title>Intervista a Paola Santeramo</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 21:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>labup</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
di Umberto Fantigrossi
Durante la tavola rotonda tenutasi mercoledì 18 giugno 2008 Presso Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano dedicato al tema “Un’alleanza tra città e campagna &#8211; Strategie per la cintura verde e la rete ecologica di Piacenza”, Paola Santeramo, presidente della Confederazione Agricoltori di Milano e Lodi e presidente dell’Istvap (Istituto per la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=labup.wordpress.com&blog=3285717&post=87&subd=labup&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">di Umberto Fantigrossi</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">Durante la tavola rotonda tenutasi </span><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;color:#333333;">mercoledì 18 giugno 2008</span><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"> Presso </span><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;color:#333333;">Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano</span><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"> dedicato al tema</span><strong><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;color:#333333;"> “</span></strong><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;color:#333333;">Un’alleanza tra città e campagna &#8211; Strategie per la cintura verde e la rete ecologica di Piacenza”, </span><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">Paola Santeramo, presidente della Confederazione Agricoltori di Milano e Lodi e presidente dell’Istvap (Istituto per la Tutela e Valorizzazione delle Aree Periurbane) ha dichiarato che un’alleanza tra città e campagna è necessaria ed auspicabile soprattutto ai fini della tutela delle risorse ambientali e del paesaggio. Ha fatto riferimento all’importanza del nuovo ruolo dell’agricoltura oggi in grado di offrire importanti servizi e svolgere funzioni innovative. Nel suo intervento ha accennato anche al pericolo che incombe sul futuro dell’agricoltura: il consumo di suolo. Un problema che riguarda gran parte delle regioni padane dove </span><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;color:black;">la forte crescita degli insediamenti urbani ha prodotto una megalopoli che occupa la fascia centrale delle aree di pianura che va da Torino a Trieste.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;color:black;">In questo grande sistema insediativo vediamo, da un lato, una città in estensione e, dall’altro, un sistema rurale in cui la campagna urbana subisce i processi di sprawl insediativo e di industrializzazione dell’agricoltura che, insieme all’esteso reticolo viario locale, frammentano il territorio. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><strong><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><strong><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">Lei propone un’agricoltura di nuova generazione. Strategica per la qualità della vita della città e con ruoli nuovi, quali sono?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">L’agricoltura che guarda al futuro, offre prodotti di alta qualità, sfrutta le sue enormi potenzialità che vanno dall’essere <span> </span>depositaria di valori e stili di vita da recuperare alla capacità naturale di gestire le risorse e tutelare l’ambiente in modo sostenibile. Si pone cioè come alleato che può contribuire in modo significativo ad innalzare la qualità della vita di chi vive in città. Può proporre un modello di sviluppo sostenibile.<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><strong><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">Nello specifico qual è l’offerta della campagna alla città?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"><span> </span>L’agricoltura da sempre offre alla città prodotti agricoli che nel tempo sono andati progressivamente verso un innalzamento della qualità, ma oggi l’agricoltura può fare molto di più. La campagna si pone come baluardo nella difesa del suolo e delle risorse ad esso connesse come aria e acqua, un bene irriproducibile e funzionale alla sopravvivenza stessa dell’uomo. Un bene minacciato dalla speculazione edilizia dissennata, dall’impatto sui territori delle opere infrastrutturali, dalla scarsa programmazione edilizia. Soprattutto può svolgere nuove funzioni e offrire nuovi servizi alla città</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;line-height:150%;"><strong><span style="font-size:12pt;line-height:150%;font-family:&quot;">Quali sono le nuove funzioni dell’agricoltura?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">Le funzioni dell’agricoltura sono tutte contenute nel nuovo concetto di agricoltura multifunzionale che racchiude in sé molte mansioni, tra le quali quella di mercato di prossimità di prodotti freschi e a basso impatto ambientale ( bassi consumi energetici per trasporti e zero costi per la conservazione dei prodotti).</span><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">La funzione di barriera contro l’inquinamento<strong>,</strong> l’agricoltura può contribuire ad assorbire quote importanti di CO2, </span><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">tutela le risorse idriche, svolge funzione di conservazione e manutenzione del suolo ecc.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">Le funzioni ricreative e culturali, le opportunità di svago e ritrovo, </span><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">ma anche<span> </span>di mantenimento del paesaggio agricolo<strong> </strong>cioè di uno dei contesti ambientali tra i più rappresentativi del nostro paese nonché<span> </span>espressione dei caratteri identitari della nostra cultura,l’agricoltura<span> </span>è fonte di </span><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"><span> </span>energie rinnovabili.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;color:#ff6600;"><br />
</span><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">E i servizi? </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">I servizi si rivolgono principalmente a due attori sociali: i cittadini cui è indirizzata l’offerta di spazi turistico-ricreativi e la conservazione del paesaggio &#8211; luogo della memoria, dei saperi e della cultura -<span> </span>e le Pubbliche Amministrazioni con le quali gli agricoltori possono interagire per esempio stipulando, come prevede </span><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">l’articolo 14 del D.Lgs. 228/2001,</span><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"> </span><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">contratti di collaborazione per la promozione delle vocazioni produttive del territorio, la tutela di produzioni di qualità e delle tradizioni alimentari.</span><span style="font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">Ma si può pensare anche “contratti di promozione” fra P.A. e imprenditori agricoli che si impegnino, nell’esercizio dell’attività d’impresa,</span><span style="font-family:&quot;"> </span><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">ad assicurare la tutela delle risorse naturali, il mantenimento dell’assetto idrogeologico, </span><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"><span> </span>la diminuzione delle emissioni e dell’inquinamento delle falde, l’aumento delle emissioni di ossigeno, </span><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">il mantenimento della biodiversità, del patrimonio culturale e del paesaggio agrario e forestale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">Tali contratti consentirebbero alle amministrazioni comunali di promuovere in tempi rapidi e costi contenuti consistenti iniziative di riqualificazione ambientale con vantaggi dal punto di vista paesistico ed ecologico oltre che disporre di servizi pubblici, quali percorsi ciclopedonali, parchi urbani, ecc. in affitto con costi decisamente inferiori a quelli derivanti dalle procedure tradizionali di acquisizione, realizzazione e gestione diretta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">Ma voglio ricordare che gli agricoltori da sempre svolgono il ruolo tutela delle risorse irriproducibili che sono connaturate con l’agricoltura. Oggi dunque oltre ad essere un settore produttivo strategico, l’agricoltura diventa il luogo in cui è depositata la<span> </span>sopravvivenza della città persino dal punto di vista energetico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><strong><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">In che modo il settore agricolo può dare un contributo alla produzione energetica? </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">Da un lato, grazie alla filiera corta, si abbattono i costi di produzione e si mette in atto un notevole risparmio energetico dall’altro penso alla produzione di<span> </span>agrienergie. Fatta salva la produzione agricola e la tutela delle filiere agricole da cui non possiamo prescindere, l’agricoltura può dare un notevole contributo alla produzione energetica sostenibile<span> </span>valorizzando il patrimonio forestale, utilizzando tutti gli scarti di produzione – potature deiezioni &#8211; e recuperando superfici a set a side.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><strong><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">Nel concreto come si può realizzare l’alleanza tra città e campagna?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">L’alleanza tra città e campagna è innanzitutto un processo culturale. Occorre diffondere l’idea che, se vogliamo sopravvivere, dobbiamo adottare un nuovo modello di sviluppo e per far ciò è necessario in prima istanza sensibilizzare la società sull’urgenza di assumere nuove prospettive. In qualità di presidente della Cia di Milano e Lodi e insieme alle altre due associazioni agricole, abbiamo stretto un’alleanza con tutte le associazioni ambientaliste e gran parte di quelle dei consumatori sulla necessità di ridurre il consumo di suolo, ma non solo: abbiamo prodotto un documento che descrive secondo quali linee dovrà svilupparsi l’agricoltura del futuro. Su quel documento per la prima volta, abbiamo trovato l’alleanza di ambientalisti e agricoltori oltre che dei consumatori e questo mi pare già un grande passo avanti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.3pt;text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">Piacenza, 18.6.2008</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:166.9pt;text-align:justify;">
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		<title>Incontri sul PTCP: Cemento&#8230; o qualità della vita? La provincia è al bivio</title>
		<link>http://labup.wordpress.com/2009/01/17/incontro/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2009 14:08:34 +0000</pubDate>
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		<title>Labup, incontri sulla città e il territorio:Mercoledì 18 Giugno</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 19:12:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>labup</dc:creator>
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	</item>
		<item>
		<title>Seminario: &#8220;Verso il progetto urbano sostenibile ed ecologia dello sguardo &#8211; indirizzi e pratiche per la qualità urbana&#8221;</title>
		<link>http://labup.wordpress.com/2008/06/04/seminario-vierso-il-progetto-urbano-sostenibile-ed-ecologia-dello-sguardo-indirizzi-e-pratiche-per-la-qualita-urbana/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 10:44:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>labup</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Comunicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[ Roma, 6 Giugno 2008, Facoltà di Ingegneria Università La Sapienza &#8211; Ore 15.00 / 18.30
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://labup.files.wordpress.com/2008/06/locandina-seminario-6-giugno1.jpg" alt="" /> Roma, 6 Giugno 2008, Facoltà di Ingegneria Università La Sapienza &#8211; Ore 15.00 / 18.30</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/labup.wordpress.com/53/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/labup.wordpress.com/53/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/labup.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/labup.wordpress.com/53/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/labup.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/labup.wordpress.com/53/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/labup.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/labup.wordpress.com/53/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/labup.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/labup.wordpress.com/53/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/labup.wordpress.com/53/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/labup.wordpress.com/53/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=labup.wordpress.com&blog=3285717&post=53&subd=labup&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Urbanistica, sfida aperta sulla città *</title>
		<link>http://labup.wordpress.com/2008/05/20/urbanistica-sfida-aperta-sulla-citta/</link>
		<comments>http://labup.wordpress.com/2008/05/20/urbanistica-sfida-aperta-sulla-citta/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 May 2008 17:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>labup</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[

* tratto da &#8220;Corriere Padano&#8221;. edizione del 15.05.2008. www.corrierepadano.it
A Piacenza non si discute sull&#8217;aspetto estetico della città, ma sul suo futuro 
Piacenza è in trasformazione, ma lo sono anche i piacentini. Tanti i cambiamenti che coinvolgeranno la nostra città, dall&#8217;opportunità delle aree militari, a quella dell&#8217;Expo 2015, passando per la progettazione del nuovo Palazzo Uffici. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=labup.wordpress.com&blog=3285717&post=52&subd=labup&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.corrierepadano.it" target="_blank"></a></p>
<p style="text-align:justify;">* tratto da &#8220;Corriere Padano&#8221;. edizione del 15.05.2008. <a href="http://www.corrierepadano.it" target="_blank">www.corrierepadano.it</a></p>
<p style="text-align:justify;"><em><strong>A Piacenza non si discute sull&#8217;aspetto estetico della città, ma sul suo futuro </strong></em></p>
<p>Piacenza è in trasformazione, ma lo sono anche i piacentini. Tanti i cambiamenti che coinvolgeranno la nostra città, dall&#8217;opportunità delle aree militari, a quella dell&#8217;Expo 2015, passando per la progettazione del nuovo Palazzo Uffici. I piacentini non rimangono a guardare. Si va delineando una situazione di grande attenzione e di viva partecipazione da parte della comunità, che in quest&#8217;ultimo periodo è in gran fermento. I cittadini manifestano continuamente la volontà di prendere parte alle discussioni che coinvolgono Piacenza, oggetto nei prossimi anni di grosse trasformazioni. Le città cambiano volto e i cittadini vogliono avere voce in capitolo sugli interventi urbanistici che andranno ad interessare, in primis, proprio coloro che le città le abitano e le vivono quotidianamente. A Piacenza, a differenza di molte altre realtà locali non si discute di aspetti estetici, come accade ad esempio a Torino con il comitato dei no alla torre di Renzo Piano, o a Roma dove il dibattito è incentrato sul rimuovere o no la teca dell&#8217;Ara Pacis progettata dall&#8217;architetto americano Richard Meier. Le nostre problematiche non si limitano all&#8217;estetica cittadina, bensì al raccordo tra il passato e il futuro urbanistico della nostra città e la funzionalità dei nuovi edifici.<span id="more-52"></span></p>
<p>L&#8217;elettorato manifesta l&#8217;esigenza di un coinvolgimento più ampio da parte dei suoi rappresentanti e desidera che la delega, affidata all&#8217;amministrazione con il proprio voto, sia continuamente posta a verifica. Cresce la necessità di conoscere le argomentazioni che spingono l&#8217;amministrazione comunale a intraprendere delle scelte e la minoranza a contrastarle. Sta crescendo una contrapposizione forte nei confronti dell&#8217;operato dell&#8217;amministrazione comunale, una contrapposizione evidente e destinata a svilupparsi continuamente, in una sfida aperta sulla città, in cui architetti, urbanisti, ambientalisti, associazioni di categoria e comuni cittadini, scendono in campo per dire la loro, sui cambiamenti che andranno ad interessare la città.</p>
<p><strong>Fantigrossi: &#8220;Diventare coautori dello spazio&#8221; </strong></p>
<p>&#8220;Ci si sente in un luogo proprio se le decisioni su come viene organizzato lo spazio vengono prese insieme, diventando un po&#8217; coautori di quello spazio&#8221;, afferma l&#8217;avvocato Umberto Fantigrossi (Laboratorio per l&#8217;urbanistica partecipata), che è intervenuto alla tre giorni delle Fabbriche della Felicità, il forum nazionale dedicato al rapporto tra benessere, trasformazioni urbanistiche e gestione del territorio.</p>
<p>&#8220;Si può diventare coautori di uno spazio se ci sono le procedure che consentono la partecipazione, prima a livello informativo e poi decisionale&#8221;, prosegue Fantigrossi, che aggiunge: &#8220;non basta in urbanistica avere deleghe di rappresentanza per intervenire sul territorio, ma è necessario affidarsi alla partecipazione attiva, ovvero a strumenti di democrazia diretta, quali petizioni e referendum, in modo tale che i cittadini possano prendere parte alle decisioni. Ciò contribuisce a creare un rapporto di identità e di appartenenza alla città perché, ci occupiamo tutti insieme del suo futuro, e abbiamo un riscontro nel suo sviluppo&#8221;.</p>
<p><strong>La parola ai cittadini </strong></p>
<p>Il ricorso al referendum come strumento di democrazia diretta per discutere sulle questioni di interesse pubblico, è una pratica già sperimentata con successo in alcune città italiane. Ne è un esempio la città di Ferrara, dove i meccanismi partecipativi sono all&#8217;interno del percorso amministrativo: un paio di anni fa, infatti, è stato indetto un referendum popolare su un &#8220;tema caldo&#8221; come quello dell&#8217;inceneritore, oppure Firenze, dove i cittadini sono stati chiamati ad esprimersi sulla necessità o meno della tranvia.</p>
<p>A Celerina nell&#8217;Engadina, all&#8217;ombra delle Alpi, infine, attraverso un referendum, gli abitanti hanno bocciato il progetto di Mario Botta, che proponeva la costruzione di un albergo di 17 piani a forma di cristallo, con 4 torri, la più alta delle quali, sfiorava i 77 metri. Secondo l&#8217;avvocato Fantigrossi, è fondamentale il ricorso alla partecipazione diretta, cosa poco applicata nella nostra città, &#8220;ancora legata all&#8217;idea che le questioni vadano discusse solo in consiglio comunale&#8221;. A dimostrazione del contrario, la nascita di Comitati di cittadini che intervengono su questioni che li coinvolgono in prima persona, come il recente Comitato &#8220;Salviamo la Raffalda&#8221;, o la scesa in campo delle associazioni di categoria sulla questione di Palazzo Uffici, che sono, sempre secondo l&#8217;avvocato Fantigrossi, &#8220;la chiara manifestazione popolare dell&#8217;opposto di ciò che esprime la Giunta, che non a caso li definisce, i &#8220;comitati del no&#8221;, quando potrebbero essere del sì, se coinvolti prima di prendere le decisioni&#8221;.</p>
<p><strong>Basta cementificare </strong></p>
<p>Accade così che mentre la Giunta propone l&#8217;abbattimento della Raffalda per un immobile residenziale che finanzi la costruzione di una nuova piscina olimpionica, i cittadini si riuniscano in un comitato raccogliendo più di 2.600 firme presentate al Sindaco Roberto Reggi, per mantenere la piscina di via Casella e salvaguardarne la destinazione d&#8217;uso a servizi pubblici. Anche tutte le forze di minoranza hanno contestato il possibile abbattimento della Raffalda, considerandola un&#8217;operazione immobiliare non coincidente con un reale bisogno abitativo. &#8220;Basta cementificare&#8221; sembra la parola d&#8217;ordine, che si solleva da più parti, nei confronti dell&#8217;amministrazione comunale. E&#8217;necessario, secondo Fantigrossi tenere in considerazione l&#8217;ambiente come priorità: &#8220;a Piacenza non è ancora stata applicata la Legge regionale 20 del 2000 sulla tutela del territorio, improntata all&#8217;utilizzo di contenitori esistenti, preferendoli a nuove edificazioni&#8221;. Stessa opinione per i Verdi, secondo i quali andrebbero valorizzati gli edifici già esistenti, per non creare nuovi impatti all&#8217;ambiente.<br />
<strong><br />
Mobilitazione per Palazzo Uffici </strong></p>
<p>Tre soluzioni possibili per Palazzo Uffici: gli ex Magazzini generali, il nuovo immobile dietro al Galassia e l&#8217;ex Unicem. A questo punto, da più parti si solleva un coro quasi unanime che richiede la possibilità di far scegliere ai cittadini dove collocare gli uffici comunali, dal momento che saranno loro a dovervisi recare: &#8220;dove va la casa dei cittadini, lo decidono i cittadini&#8221;. Forza Italia ha lanciato la proposta di un referendum che consenta alla città di pronunciarsi sull&#8217;esigenza o meno di una nuova struttura per Palazzo Uffici, che, secondo Massimo Trespidi, graverà sulle prossime amministrazioni locali che dovranno cimentarsi con il problema del mutuo, dato l&#8217;intervento di circa 18 milioni di euro. Scendono in campo anche i commercianti di via Roma e di via Colombo che hanno indetto una raccolta firme per chiedere all&#8217;amministrazione comunale di orientarsi sulla scelta degli ex Magazzini generali, ai fini di una vera ed importante riqualificazione della zona. Gli ex Magazzini generali rappresenterebbero, secondo i negozianti, il luogo più adatto, data la vicinanza al centro storico, alla stazione e al futuro capolinea delle corriere. Stessa opinione per l&#8217;Unione Commercianti che ha aperto un sondaggio su Palazzo Uffici al sito internet www.unionecommerciantipc.it, chiedendo ai cittadini di esprimersi sulla decisione operata dalla Giunta, offrendo loro anche la possibilità di segnalare alternative da proporre nelle sedi opportune. Secondo l&#8217;Unione Commercianti la scelta caduta sull&#8217;ex Unicem vanificherà tutti gli sforzi volti alla rivitalizzazione del centro storico, fatti fino ad ora, con un ulteriore abbandono di frequentatori che verranno &#8220;obbligati&#8221;, inoltre, all&#8217;utilizzo dell&#8217;automobile. Del tutto inutile, invece, per l&#8217;ex Sindaco Giacomo Vaciago (Gruppo misto) la costruzione del Palazzo degli uffici: Internet e la telematica azzerano ogni barriera e la necessità di riunire gli uffici in un unico palazzo.</p>
<p><strong>Spagnoli: &#8220;visione d&#8217;insieme della città&#8221; </strong></p>
<p>Per l&#8217;architetto e docente del Politecnico di Milano, Lorenzo Spagnoli, è necessaria un&#8217;idea precisa di città: &#8220;Piacenza sta venendo su a pezzi, senza una visione d&#8217;insieme. Serve una strategia che permetta alla città di darsi un&#8217;idea più generale di sviluppo&#8221;. Oggi, secondo l&#8217;architetto Spagnoli, tutto viene realizzato sul modello dello sviluppo diffuso: le attività sono disperse e si appoggiano alla viabilità esterna, che comporta tra l&#8217;altro costi molto elevati, con un implemento dell&#8217;utilizzo del mezzo proprio, oltre che un maggiore impatto ambientale. &#8220;Qualsiasi pezzo di città vada urbanizzato va integrato nel tessuto esistente e non costruito a sé. Accade così che sorgano centri commerciali, cinema ed alberghi, al di fuori della città e non collegati con la stessa, con la conseguente creazione di grandi scatoloni a se stanti&#8221;. Per quanto riguarda Palazzo Uffici, secondo Spagnoli, l&#8217;idea di collocarsi all&#8217;esterno del centro cittadino poteva essere di buona intuizione, ma con criteri differenti. &#8220;La progettazione del Palazzo andava pensata nell&#8217;ottica del quartiere: prima era necessaria una visione generale della zona, con tutti i collegamenti necessari tra il quartiere Farnesiana e la zona di via Conciliazione, separati in passato dalla presenza della fabbrica Unicem. Andavano pensati i collegamenti interni, con la possibilità di inserire una piazzetta come punto di ritrovo e a seguire, aree verdi e zone pedonali, in un tutto integrato con il Palazzo&#8221;.</p>
<p>Scritto da Alessandro</p>
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		<title>Sostenibilità ed eccellenza del vivere bene: una sintesi delle osservazioni al nuovo Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale</title>
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		<pubDate>Thu, 01 May 2008 17:19:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>labup</dc:creator>
				<category><![CDATA[Osservazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Laboratorio Urbanistica Partecipata di Piacenza, condividendo appieno l’idea-manifesto dell’“eccellenza del vivere bene” coniugata alla sostenibilità, ha presentato alla Provincia osservazioni al documento preliminare del PTCP2007, sulle contraddizioni riscontrabili in diversi passaggi tra quadro conoscitivo e vocazioni, obiettivi e linee di azione del documento preliminare (DP).
Una prima richiesta è che si espliciti in modo univoco [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=labup.wordpress.com&blog=3285717&post=8&subd=labup&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Il Laboratorio Urbanistica Partecipata di Piacenza, condividendo appieno l’idea-manifesto dell’“eccellenza del vivere bene” coniugata alla sostenibilità, ha presentato alla Provincia osservazioni al documento preliminare del PTCP2007, sulle contraddizioni riscontrabili in diversi passaggi tra quadro conoscitivo e vocazioni, obiettivi e linee di azione del documento preliminare (DP).</span><span id="more-8"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Una prima richiesta è che si espliciti in modo univoco e trasparente quale principio condiziona il disegno del territorio piacentino. Infatti, se in premessa il DP segnala criticità ecosistemiche dovute alla<em> “forte pressione delle infrastrutture viarie”</em> ed auspica un modello insediativo organizzato su centri abitati compatti e separati da ampie trame verdi, negli assi operativi si ritrovano però indicazioni contrastanti (“<em>localizzazione dei nuovi insediamenti in<span> </span>continuità con i tessuti esistenti”; “al fine di evitare possibili adiacenze dissonanti</em> <em>le nuove zone di espansione non dovranno essere previste in continuità con i tessuti esistenti</em>”) e le previsioni di <em>“rafforzamento ed estensione del sistema insediativo per la residenza e per il produttivo</em>”, di nuova viabilità e di ampliamento dell’esistente non sono supportate da valutazioni comparative motivate.<span> </span></span><span style="font-size:10pt;">Nella relazione del DP vengono inoltre elencati elementi dello Schema Direttore della rete ecologica per la pianura che non sono poi riportati nella tavola progettuale, e non risulta chiaro in che modo sia stato tenuto conto di tali elementi nella formulazione delle ipotesi progettuali insediative e viabilistiche di DP. Si ritiene poi riduttivo e potenzialmente fuorviante indicare, tra le linee di azione per gli ambiti periurbani, “<em>il recupero a fini ambientali e compensativi dei territori agricoli periurbani”</em><span> </span>quasi che questi ambiti (che pure devono mantenere, da normativa, il carattere agricolo) diventino contenitori privilegiati perchè “a basso costo” degli interventi compensativi per le opere infrastrutturali ed insediative di rango provinciale. Riteniamo che il PTCP debba al contrario preservare significato paesaggistico e produttivo delle facse agricole periurbane, anche nell’ottica del recupero dell’equilibrio città-campagna.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Queste contraddizioni potrebbero essere risolte se si facesse valere prioritariamente il principio della continuità dell’infrastruttura ambientale, sfruttandola ove possibile come rete di mobilità sostenibile, e se si precisassero, per tutte le trasformazioni urbanistiche e per il recupero delle le aree dismesse, dei valori minimi di indici di permeabilità del suolo e di densità vegetazionale, stabilendo la regola della conservazione degli assetti vegetazionali esistenti e dei suoli permeabili.</span><span style="font-size:10pt;"> Riteniamo inoltre che, se il PTCP vuole segnare davvero il percorso per l’attuazione dello Schema Direttore della Rete Ecologica, ai Comuni debbano essere forniti strumenti di indirizzo e normativi sufficientemente dettagliati al fine della costruzione progetto finale di Rete Ecologica Provinciale.<strong></strong></span></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><span class="Stile2"><span style="font-size:11pt;">Un altro aspetto basilare è il dimensionamento delle aree edificabili e degli spazi per servizi pubblici. </span></span><span>Accade spesso, come nel caso del PRG del capoluogo, che la sottovalutazione della capacità insediativa faccia apparire compatibile l’espansione delle superfici residenziali, mentre le aree libere più centrali, sottratte alla destinazione pubblica, diventano disponibili per l’edificazione. Ma adottare parametri che diminuiscono il dimensionamento delle aree per servizi pubblici significa scegliere un modello di città in netto contrasto con l’idea dell’“<em>eccellenza del vivere bene</em>”. </span><span class="Stile2"><span style="font-size:11pt;">Il PTCP 2007 pare voler </span></span><span>sottostimare il fabbisogno di aree per servizi pubblici</span><span class="Stile2"><span style="font-size:11pt;"> e considerare come fattore determinante le scelte di pianificazione non tanto il fabbisogno locale, quanto la domanda abitativa espressa dai mercati immobiliare e finanziario. </span></span></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><span class="Stile2"><span style="font-size:11pt;">Si richiede invece, come indica la legge regionale n. 20/2000,</span></span><span class="corpo1"><span style="font-size:8.5pt;"> </span></span><span class="Stile2"><span style="font-size:11pt;">che</span></span><span class="Stile2"><span style="font-size:11pt;"> il PTCP</span></span><span class="Stile2"><span style="font-size:11pt;"> </span></span><span class="Stile2"><span style="font-size:11pt;">contenga direttive cogenti per il dimensionamento dei PSC e dei piani di settore, con riferimento prioritario ai fabbisogni locali e, solo secondariamente, alla domanda</span></span><span class="Stile2"><span style="font-size:11pt;">. </span></span><span>In merito ai parametri da adottare nei PSC, chiediamo che il PTCP 2007 prescriva che il dimensionamento del patrimonio edilizio sia espresso in termini di costruito (perché è su questi dati che si basa l’effettiva conoscenza dello stato di fatto, ai fini della valutazione dei processi evolutivi e della determinazione dei fabbisogni e delle previsioni dei Piani) e che il dimensionamento dei servizi pubblici sia riferito agli spazi costruiti e previsti e non alla popolazione teorica, per garantire un equilibrato sviluppo urbano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Riferendosi ai processi insediativi il DP rileva tra l’altro “<em>un mercato potenzialmente saturo, con un eccesso di offerta riguardante in particolare le abitazioni di segmento medio in vendita a prezzi elevati”,</em> mentre allo stesso tempo si verifica una crescita del fabbisogno abitativo da parte delle fasce economicamente deboli, e sottolinea il pericolo di un consumo eccessivo di suolo conseguente alla<em> “forte espansione edilizia all’interno delle aree semi-periferiche”. </em>Il tema dell’edilizia sociale non viene però più approfondito nel DP, tranne al punto in cui si prevede una “<em>destinazione di una quota della nuove aree di espansione, non inferiore al 25%, ad edilizia sociale”, </em>il che potrebbe essere interpretato come una messa ai margini (cioè ai margini in espansione della città) delle fasce socialmente deboli o come una futura giustificazione pseudo-sociale per spinte speculative di<span> </span>espansioni dell’urbanizzazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Riteniamo che il PTCP debba invece applicare in modo univoco il principo del non consumo di suolo, e che il giusto obiettivo del “<em>rispondere prioritariamente alle nuove esigenze abitative mediante interventi di riqualificazione urbana e di riuso del patrimonio edilizio esistente</em>” debba esplicitamente ricomprendere e soddisfare il fabbisogno di edilizia sociale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Nelle proposte del PTCP per la mobilità non sono infine chiarite le metodologie adottate nelle simulazioni sugli scenari alternativi e suscitano molte perplessità le conseguenze della realizzazione di nuove infrastrutture viarie, se persino il DP ritiene inevitabile “<em>l’addensamento delle attività in prossimità di ciascuno dei corridoi sviluppati, con conseguenti riflessi sulla domanda di trasporto</em>” e se tra gli effetti calcolati dai diversi scenari di infrastrutturazione viaria, accanto all’aumento delle velocità commerciali dei mezzi e all’ovvio aumento dei flussi, vi è un preoccupante e quasi generalizzato aumento delle emissioni inquinanti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">In particolare, per quanto riguarda la pedemontana, appare discutibile la trasformazione dello storico assetto radiale e monocentrico piacentino, con un tracciato fortemente impattante sotto gli aspetti ambientali, naturalistici e paesaggistici (i tratti di nuovo tracciato tra val Trebbia e Val Tidone arrivano ad intersecare ben 3 corridoi della rete ecologica ed insistono su zone individuate come “collina del turismo”). Oltretutto l’utilità effettiva di tale potenziamento stradale non appare motivata, dato che la<span> </span>stessa analisi dello specifico scenario non osserva variazioni sostanziali nei flussi di traffico presenti sulla rete a livello provinciale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Richiediamo che il PTCP si ponga l’obiettivo di pianificare solo le strade che servono, nell’ottica del raffreddamento della domanda di mobilità attraverso coerenti politiche insediative e di un riequilibrio del sistema di trasporto che privilegi l’intermodalità e incentivi fortemente il trasporto pubblico, quello su ferro e la mobilità lenta ciclabile e turistica. Chiediamo davvero che le scelte operative del Piano siano improntate alla promozione della mobilità sostenibile, che, oltre a rappresentare un fattore di qualificazione sociale, innesca processi virtuosi di riduzione della congestione, dell’inquinamento ambientale, dell’incidentalità stradale, con conseguenti miglioramenti in termini di costi economici e dei costi sociali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;"><span style="font-size:10pt;">laboratorioup@alice.it</span></span></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/labup.wordpress.com/8/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/labup.wordpress.com/8/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/labup.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/labup.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/labup.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/labup.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/labup.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/labup.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/labup.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/labup.wordpress.com/8/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/labup.wordpress.com/8/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/labup.wordpress.com/8/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=labup.wordpress.com&blog=3285717&post=8&subd=labup&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>OSSERVAZIONI AL DOCUMENTO PRELIMINARE DEL PTCP 2007</title>
		<link>http://labup.wordpress.com/2008/03/30/20080330-osservazioni-al-documento-preliminare-del-ptcp-2007/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 Mar 2008 17:22:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>labup</dc:creator>
				<category><![CDATA[Osservazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[PREMESSA
L’aggiornamento 2007 del PTCP della Provincia di Piacenza è caratterizzato da un’elaborazione conoscitiva indiscutibilmente cospicua sia in termini quantitativi che qualitativi.
Riteniamo che però l’assunzione degli obiettivi di sostenibilità ambientale, posta quale premessa del piano, debba tradursi in ricadute operative chiare e non contraddittorie, anche se ciò potrebbe comportare scelte difficili e impopolari. La costruzione di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=labup.wordpress.com&blog=3285717&post=9&subd=labup&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:10pt;">PREMESSA</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">L’aggiornamento 2007 del PTCP della Provincia di Piacenza è caratterizzato da un’elaborazione conoscitiva indiscutibilmente cospicua sia in termini quantitativi che qualitativi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Riteniamo che<span> </span>però l’assunzione degli obiettivi di sostenibilità ambientale, posta quale premessa del piano, debba tradursi in ricadute operative chiare e non contraddittorie, anche se ciò potrebbe comportare scelte difficili e impopolari. La costruzione di un modello di sviluppo sostenibile richiede un notevole sforzo (a partire dalla comprensione di ciò che significa oggi parlare di sviluppo) e la definizione di strategie molto complesse che richiedono una chiara attribuzione di pesi e priorità.</span><span id="more-9"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Sulla base della documentazione resa al pubblico, intendiamo pertanto qui segnalare una serie di osservazioni che si possono ricondurre a due esigenze fondamentali:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:11.35pt;text-align:justify;text-indent:-5.7pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:10pt;font-family:Symbol;"><span>·<span> </span></span></span><!--[endif]--><strong><span style="font-size:10pt;">la necessità di esplicitare e/o di rendere concretamente efficaci alcune indicazioni che emergono dal quadro conoscitivo </span></strong><span style="font-size:10pt;">e che ci paiono non essere sufficientemente concretizzate nel documento preliminare;<strong></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:11.35pt;text-align:justify;text-indent:-5.7pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:10pt;font-family:Symbol;"><span>·<span> </span></span></span><!--[endif]--><strong><span style="font-size:10pt;">la necessità di risolvere (o quantomeno di rendere trasparenti sotto l’aspetto politico) le contraddizioni, esplicite od implicite</span></strong><span style="font-size:10pt;">, che abbiamo riscontrato in diversi passaggi <strong>tra vocazioni, obiettivi e linee di azione del documento preliminare</strong> (di seguito nominato DP).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:10pt;">LA NECESSARIA TRASPARENZA</span></strong><strong><span style="font-size:10pt;"> NEI PRINCIPI DI DISEGNO DEL TERRITORIO</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Il DP giustamente ricorda a p.14<span> </span>le indicazioni del PTR verso un modello insediativo organizzato su centri di diversa dimensione ma tendenzialmente compatti e separati da ampie aree e trame verdi, modello che favorisce l’uso di mezzi collettivi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Negli assi operativi si ritrovano però aspetti contraddittori: “<em>la localizzazione dei nuovi insediamenti in<span> </span>continuità con i tessuti esistenti”;<span> </span>“al fine di evitare possibili adiacenze dissonanti</em> <em>le nuove zone di espansione non dovranno essere previste in continuità con i tessuti esistenti, ma sempre da essi separati da zone verdi, agricole o attrezzate</em>”;<em> “contenere il consumo del suolo” “rafforzamento ed estensione del sistema insediativo<span> </span>per la residenza e per il produttivo</em>”:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">E anche per quanto riguarda il sistema viabilistico, </span><span style="font-size:10pt;">considerato che l’elevato grado di infrastrutture viene citato tra le cause delle criticità attuale nell’analisi ecosistemica negli </span><span style="font-size:10pt;">ambiti fluviali<em> </em></span><span style="font-size:10pt;">e nella </span><span style="font-size:10pt;">fascia di transizione collinare,</span><span style="font-size:10pt;"> se da un lato si segnala “<em>la<span> </span>forte pressione delle infrastrutture viarie (strade che corrono parallele e poco distanti dall’alveo, grandi infrastrutture a ridosso delle fasce edificate che creano barriere dove è<span> </span>difficile individuare varchi)” </em>e<em> </em>“</span><span style="font-size:10pt;">la densità localmente elevata, relativamente alla tipologia di paesaggio, di strade”</span><em><span style="font-size:10pt;">,</span></em><span style="font-size:10pt;"> l’elaborato preliminare comprende nonostanteciò previsioni di nuova viabilità e di ampliamento dell’esistente di cui non si ritrovano valutazioni comparative esplicitamente motivate in merito alla sostenibilità ambientale. N</span><span style="font-size:10pt;">on risulta quindi chiaro se tale dato di criticità sia stato considerato, e in caso affermativo con quale peso, nella ipotesi di tracciato di nuove strade, con particolare riferimento alla nuova provinciale di collegamento Podenzano-Ponte dell’Olio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Inoltre per quanto riguarda il sistema insediativo produttivo del quale si rilevano le “<em>grandi criticità ambiental</em>i”, le linee di azione si limitano a richiedere (oltretutto solo per i nuovi insediamenti), di “<em>concentrare i nuovi insediamenti su una porzione minoritaria dell’area di insediamento; garantire la permeabilità dei suoli urbanizzati;<span> </span>prevedere un’adeguata presenza di aree destinate a verde privato in coerenza con il progetto di Rete Ecologica</em> (ndr quest’ultima demandata ai PSC)”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Ci appare pertanto che il PTCP dovrebbe:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:11.35pt;text-align:justify;text-indent:-5.7pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:10pt;font-family:Symbol;"><span>·<span> </span></span></span><!--[endif]--><span style="font-size:10pt;">esplicitare in modo univoco quale principio condiziona il disegno del territorio insediato. <strong>Le contraddizioni potrebbero essere risolte se si facesse valere innanzitutto il principio soggiacente nel PTR del progettare la continuità della infrastruttura ambientale e delle reti ecologiche, sfruttando ove possibile la loro funzione di assi di mobilità sostenibile</strong>;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:11.35pt;text-align:justify;text-indent:-5.7pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:10pt;font-family:Symbol;"><span>·<span> </span></span></span><!--[endif]--><strong><span style="font-size:10pt;">precisare per tutte le trasformazioni urbanistiche relative a tutti i nuovi insediamenti, ma anche, e soprattutto, per il recupero delle le aree dismesse, dei valori minimi di indici di permeabilità del suolo e di densità vegetazionale, e stabilire il principio della conservazione<span> </span>degli assetti vegetazionali esistenti e dei suoli permeabili</span></strong><span style="font-size:10pt;"> (per gli ambiti produttivi, tra l’altro, questa<span> </span>necessaria precisione è motivata anche dal fatto che “<em>la legge regionale n. 20/2000 in particolare prevede che [...] PTCP in tale ipotesi assume il valore e gli effetti di PSC</em>”).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:10pt;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:10pt;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:10pt;">SEGNARE DAVVERO IL PERCORSO PER L’ATTUAZIONE DELLA RETE ECOLOGICA</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Considerato che viene riconosciuta una gerarchia di livello di importanza per i diversi elementi che lo costituiscono (nodi, corridoi e direttrici principali e secondari)<span> </span>sostanzialmente basata sulla scala alla quale viene riconosciuta la funzione ecologica dell’elemento, si ritiene che almeno per gli elementi di collegamento tra grandi corridoi di rilevanza regionale (corso del Po e alto crinale) e i nodi prioritari, la scala di progettazione debba essere provinciale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Pertanto <strong>si evidenzia la necessità che ai comuni siano forniti gli strumenti di indirizzo e normativi sufficientemente dettagliati al fine della costruzione progetto finale di Rete Ecologica Provinciale</strong>, “<em>contenuto proprio dei PSC</em>” secondo quanto scritto nella relazione di DP (pag. 97).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Alla pagina 99 della relazione di DP, vengono elencati tra gli elementi costituenti lo Schema Direttore le “<em>direttrici critiche da istituire in ambito planiziale</em>” e “<em>varchi insediativi a rischio</em>” che non sono riportate nella tavola DP1. Data la localizzazione di questi elementi nella fascia di pianura, ambito già critico per grado di antropizzazione, non risulta chiaro in che modo ne sia stato tenuto conto nella formulazione delle ipotesi (alternative?) progettuali insediative e viabilistiche di DP, e nei criteri proposti per ampliamenti e nuovi insediamenti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:10pt;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:10pt;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:10pt;">PRESERVARE IL SIGNIFICATO DELLE FASCE AGRICOLE PERIURBANE</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Tra le linee di azione per il raggiungimento degli obiettivi relativi agli ambiti agricoli periurbani, viene indicato “<em>favorire il recupero a fini ambientali e compensativi dei territori agricoli periurbani previa valutazione di quelle parti del sistema insediativo ed infrastrutturale di rango provinciale, che producono effetti che richiedono una compensazione in territorio periurbano. In particolare, in rapporto ai vincoli ambientali e paesaggistici ed alle fragilità presenti (corridoi fluviali e aree di tutela degli acquiferi) andranno evidenziate le parti più immediatamente capaci di ricostituire le reti ecologiche individuate alla scala provinciale e di realizzare la connessione degli spazi verdi urbani ed extraurbani;…” – pag 145)</em><span> </span>quasi che questi ambiti (che pure devono mantenere, da normativa, il carattere agricolo) diventino contenitori privilegiati degli interventi compensativi alle opere infrastrutturale di rango provinciale. Si ritiene riduttiva questa interpretazione (e potenzialmente fuorviante), rimandando invece a quanto riportato in altro punto della relazione di DP, (pag. 97) dove viene individuato nello Schema Direttore della Rete Ecologica<span> </span>(definito strumento strategico del progetto di rete ecologica, vero strumento progettuale), considerato dunque nel suo disegno complessivo il riferimento per i processi di valutazione territoriale ed ambientale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:10pt;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:10pt;">MOBILITÀ SOSTENIBILE O MOLTIPLICAZIONE INFRASTRUTTURALE?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Sono sempre più stretti i legami tra modelli di mobilità urbana, qualità ambientale e tutela dei soggetti più deboli. Spesso queste relazioni provocano disagi e difficoltà, alti costi economici ed energetici causati dalla congestione, situazioni di elevato inquinamento acustico ed atmosferico, rischi alla circolazione per ciclisti e pedoni. Riteniamo sia possibile risolvere i problemi di mobilità, non solo mettendo in sicurezza e razionalizzando l&#8217;attuale rete viaria, ma anche e soprattutto investendo sul trasporto pubblico, in particolare su ferro, delle merci e delle persone ed indirizzando i cittadini verso forme di mobilità sostenibile compatibili con l&#8217;ambiente. La tutela e la promozione delle forme di mobilità sostenibile, oltre a rappresentare un fattore di qualificazione sociale, innesca processi virtuosi di riduzione della congestione, dell’inquinamento ambientale e dell’incidentalità stradale, con conseguenti miglioramenti in termini di costi economici e sociali. E’ d’altra parte necessaria una crescita della consapevolezza comune sulle cause che producono le distorsioni del sistema infrastrutturale per la mobilità: tra le più importanti, da una parte<span> </span>il fenomeno della dispersione degli insediamenti residenziali nel territorio provocato anche dalla crescita esponenziale dei valori immobiliari urbani e dalla speculare mancanza di politiche per la casa a costi contenuti, dall’altra la delocalizzazione delle attività produttive in modo disperso e frammentato, il tutto con effetti moltiplicatori sul traffico e sull’inquinamento, nonché sui costi di investimento e gestione delle reti tecnologiche e dei servizi collettivi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:10pt;">E’ necessario pertanto porsi l’obiettivo di costruire solo le strade che servono, nell’ottica del riequilibrio multimodale, e con forte attenzione agli impatti ambientali.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Le proposte al riguardo contenute nel Documento Preliminare appaiono in alcuni casi non sufficientemente motivate (<strong>è auspicabile tra l’altro che, all’interno del Quadro Conoscitivo, vengano riportate le metodologie adottate nelle simulazioni sugli scenari alternativi per dar modo di valutare<span> </span>il “peso” attribuito ai singoli fattori in relazione agli obiettivi di sostenibilità complessiva degli interventi ipotizzati</strong> e se le analisi svolte sono state effettuate con la valutazione dei costi e benefici). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Se assumiamo infatti, come conseguenza inevitabile della realizzazione di nuove infrastrutture viarie, “…<em>l’addensamento delle attività in prossimità di ciascuno dei corridoi sviluppati, con conseguenti riflessi sulla domanda di trasporto</em>.” (punto 4.4.1.1 Relaz. Prelim.)<span> </span>non resta che essere preoccupati per il perseguimento degli obiettivi dichiarati di salvaguardia del territorio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Osserviamo infatti che <strong>tra gli effetti calcolati dai diversi<span> </span>scenari di infrastrutturazione viaria, accanto all’aumento delle velocità commerciali dei mezzi e all’ovvio aumento dei flussi, vi è un preoccupante e quasi generalizzato aumento delle emissioni inquinanti</strong> (con punte<span> </span>del 10% di monossido di carbonio e di più del 2% di CO2 nel 2020), il che equivale a dire più strade = più traffico = più inquinamento. Non necessariamente, come molti studi dimostrano, più crescita dell’economia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Riteniamo che l’obiettivo del Piano Regionale Integrato dei Trasporti (PRIT) di<span> </span>realizzare un “<em>Sistema di infrastrutture stradali altamente gerarchizzato organizzato a maglie larghe, che permetta di trattenere il più possibile entro una viabilità di standard autostradale i flussi di mezzi…</em>” , al di la di una certa astrattezza teorica, si scontri con una caratterizzazione<span> </span>del territorio di pianura e pedecollinare piacentino ad alta<span> </span>vocazione agricola e turistico-ambientale.<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">In particolare per quanto riguarda la pedemontana appare quantomeno discutibile la necessità di riequilibrio dello storico assetto radiale e monocentrico in quanto gli attuali collegamenti intervallivi appaiono del tutto sufficienti, mentre il compito del decongestionamento delle arterie in prossimità del capoluogo e dei principali centri sull’asse della Via Emilia<span> </span>può essere attribuito:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:11.35pt;text-align:justify;text-indent:-5.7pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:10pt;font-family:Symbol;"><span>·<span> </span></span></span><!--[endif]--><strong><span style="font-size:10pt;">al completamento e potenziamento del sistema delle tangenziali;</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:11.35pt;text-align:justify;text-indent:-5.7pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:10pt;font-family:Symbol;"><span>·<span> </span></span></span><!--[endif]--><strong><span style="font-size:10pt;">al raffreddamento della domanda di mobilità attraverso coerenti politiche insediative (ad esempio la localizzazione di molti importanti attrattori di traffico quali scuole, ospedali o uffici amministrativi non può prescindere dall’organizzazione del trasporto pubblico. Analogamente vanno incentivate le politiche di trasformazione residenziale della città intorno ai nodi del TP ponendo forte attenzione al progetto delle aree verdi e dei percorsi ciclopedonali).</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:11.35pt;text-align:justify;text-indent:-5.7pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:10pt;font-family:Symbol;"><span>·<span> </span></span></span><!--[endif]--><strong><span style="font-size:10pt;">al riequilibrio del sistema di trasporto che privilegi l’intermodalità<span> </span>e incentivi fortemente il trasporto pubblico e quello su ferro.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Tra l’altro, il tracciato ipotizzato della pedemontana, con i prevedibili futuri potenziamenti verso cui spingono alcune forze economiche locali, si configura fortemente impattante sotto gli aspetti ambientali, naturalistici e paesaggistici:<span> </span>soprattutto, i tratti di nuovo tracciato tra val Trebbia e Val Tidone arrivano da soli ad intersecare ben tre corridoi dello schema direttore della rete ecologica ed insistono su zone individuate come “collina del turismo”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Oltretutto l’utilità effettiva di tale potenziamento stradale non appare motivata, dato che la<span> </span>stessa analisi dello specifico scenario “5- Riqualificazione asse est-ovest pedemontano” non osserva variazioni sostanziali nei flussi di traffico presenti sulla rete a livello provinciale, a causa probabilmente della modesta entità dei flussi che si attestano sulla direttrice est-ovest pedemontana rispetto a quelli presenti sulle altre arterie e dell’importanza di livello prevalentemente locale degli interventi prodotti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Riteniamo che in questa fascia di passaggio tra l’ambito agricolo di pianura (con tutte le sue criticità) e quello (fragile ma importantissimo per il territorio piacentino) della collina, sarebbe più opportuno puntare alla riqualificazione, anche e soprattutto paesaggistica<a name="_ftnref1" href="#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;">[1]</span></span><!--[endif]--></span></span></a>, dei tracciati esistenti, con il fine di favorire la mobilità lenta ciclabile e turistica.</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><span> </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><span> </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><strong><span>STABILIRE IL PRINCIPIO DEI FABBISOGNI LOCALI PER IL CORRETTO DIMENSIONAMENTO DEI PIANI URBANISTICI COMUNALI</span></strong></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><span class="Stile2"><span style="font-size:11pt;">Il dimensionamento delle aree edificabili e quello<span> </span>degli<span> </span>spazi per servizi pubblici incidono in modo determinante<span> </span>sugli equilibri territoriali e sulla qualità della vita dei cittadini. </span></span></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><span class="Stile2"><span style="font-size:11pt;">Da qualche anno, però, si è affermata, fra gli addetti ai lavori, la tendenza a ridurre l’attività di definizione del dimensionamento del PSC ad atto sostanzialmente<span> </span>tecnico e<span> </span>di esclusiva competenza<span> </span>comunale<em>.</em> </span></span><span class="Stile2"><span style="font-size:11pt;">Secondo questo approccio, il fattore che deve determinare le scelte di pianificazione non è tanto il fabbisogno<span> </span>locale, quanto la domanda abitativa, ma anche di insediamenti produttivi, commerciali e di infrastrutture, espressa<span> </span>dai mercati immobiliare e finanziario e da alcuni settori economici. Anche nel DP del PTCP 2007 il termine “domanda” è utilizzato in questo senso, con la conseguenza che si perde la nozione di<span> </span>fabbisogno e del diverso peso da attribuire ai due fenomeni. </span></span></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><span class="Stile2"><span style="font-size:11pt;">Buona parte del mondo scientifico urbanistico ha invece avviato una riflessione sui meccanismi di consumo di suolo correlati al predominio delle spinte dell’attività immobiliare. <strong>Si ritiene quindi corretto, come del resto indica la legge urbanistica regionale n. 20/2000</strong> (Art. A-4, c.3: <em>“</em></span></span><span class="corpo1"><em><span style="font-size:8.5pt;">Il PSC &#8230; stabilisce il dimensionamento delle nuove previsioni per ciascun ambito con riferimento ai fabbisogni locali ed alle previsioni del PTCP”</span></em></span><span class="corpo1"><span style="font-size:8.5pt;">) </span></span><span class="Stile2"><strong><span style="font-size:11pt;">che</span></strong></span><span class="Stile2"><strong><span style="font-size:11pt;"> il PTCP</span></strong></span><span class="Stile2"><strong><span style="font-size:11pt;"> </span></strong></span><span class="Stile2"><strong><span style="font-size:11pt;">contenga una distinzione precisa e direttive cogenti, calibrate sulle diverse realtà territoriali, per la definizione del dimensionamento dei PSC, nonché dei piani di settore provinciali e comunali, con riferimento, nell’ordine: </span></strong></span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin-left:11.35pt;text-align:justify;text-indent:-5.7pt;"><!--[if !supportLists]--><span class="Stile2"><span style="font-size:11pt;font-family:Symbol;"><span>·<span> </span></span></span></span><!--[endif]--><span class="Stile2"><strong><span style="font-size:11pt;">ai fabbisogni locali;</span></strong></span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin-left:11.35pt;text-align:justify;text-indent:-5.7pt;"><!--[if !supportLists]--><span class="Stile2"><span style="font-size:11pt;font-family:Symbol;"><span>·<span> </span></span></span></span><!--[endif]--><span class="Stile2"><strong><span style="font-size:11pt;">alla domanda </span></strong></span><span class="Stile2"><strong><span style="font-size:11pt;">solo se e nella misura in cui risulti compatibile, sulla base delle analisi del quadro conoscitivo,<span> </span>con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e di riequilibrio territoriale e socio-economico. </span></strong></span><span class="Stile2"><strong></strong></span></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><span class="Stile2"><span style="font-size:11pt;">Inoltre il corretto<span> </span>dimensionamento<span> </span>non può essere demandato ai singoli piani comunali, perché ciò produce inevitabili distorsioni. </span></span><span>Per fare un esempio, nel<span> </span>PRG 98 del Comune di Piacenza la capacità insediativa, tradotta in abitanti teorici previsti nel 2008 (124.902 abitanti), risulta inferiore rispetto a quella prevista per il<span> </span>1990 dal PRG80 (131.468 abitanti). Ciò comporta<span> </span>anche un proporzionale ridimensionamento della previsione<span> </span>di<span> </span>spazi per servizi pubblici. Questa<span> </span>incongruenza è da attribuire al fatto che il PRG98 ha assunto, ai fini della determinazione del dimensionamento, parametri urbanistici diversi da quelli del PRG80. Non solo, ma ha anche interpolato quelli della LR 47/78 vigente e quelli del PTCP2000 allora adottato, secondo il criterio della maggior “convenienza”. Accade così che:</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin-left:11.35pt;text-align:justify;text-indent:-5.7pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span> </span></span></span><!--[endif]--><span>la sottovalutazione della capacità insediativa fa apparire compatibile, o comunque contenuta, la crescita delle superfici residenziali; </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin-left:11.35pt;text-align:justify;text-indent:-5.7pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span> </span></span></span><!--[endif]--><span>l’abbattimento delle previsioni di aree destinate all’uso pubblico abbassa sensibilmente le spese di esproprio necessarie per l’acquisizione degli spazi per servizi;</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin-left:11.35pt;text-align:justify;text-indent:-5.7pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span> </span></span></span><!--[endif]--><span>le<span> </span>aree libere o a bassa densità edilizia più centrali,<span> </span>sottratte alla destinazione pubblica, diventano di fatto<span> </span>disponibili per la “trasformazione” o la “riqualificazione” urbana, cioè per l’edificazione.</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><span>Ma l’irreversibile saturazione delle zone già densamente costruite ne incrementa il carico urbanistico, ne aggrava<span> </span>le carenze<span> </span>di servizi ed<span> </span>influisce<span> </span>negativamente su un requisito<span> </span>essenziale della<span> </span>qualità urbana diffusa: il consolidato rapporto fra gli<span> </span>spazi prevalentemente costruiti e gli spazi<span> </span>prevalentemente liberi, che serve a garantire l’integrazione secondo proporzioni equilibrate tra<span> </span>pieni e vuoti, tra funzioni<span> </span>private e funzioni pubbliche, che è il primo obiettivo degli standard.</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><span>Adottare<span> </span>parametri che diminuiscono il dimensionamento delle aree per servizi pubblici,<span> </span>in presenza di una costante crescita del territorio urbanizzato significa modificare<span> </span>in modo sostanziale tale<span> </span>rapporto storico e, in definitiva, scegliere un modello diverso di città che inciderà fortemente sulle future condizioni di vita dei cittadini e che sarebbe in netto contrasto con l’idea-manifesto dell’“<em>eccellenza del vivere bene</em>” proposta nel DP. </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><span>Proprio per questo <strong>la legge regionale stabilisce direttamente quali debbano essere i rapporti minimi (standard) da garantire nei Piani comunali, consentendo ai PTCP di incrementarli o diminuirli in relazione al ruolo, alle dimensioni e alle caratteristiche fisiche dei singoli territori comunali.</strong></span></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><span>In proposito, si rileva che lo stesso DP del PTCP 2007 sembra orientato a sottostimare il fabbisogno di aree per servizi pubblici. Infatti la pag. 18 dell’elaborato C del Quadro Conoscitivo del sistema territoriale<span> </span>contiene<span> </span>una tabella di verifica<span> </span>delle previsioni degli strumenti urbanistici comunali vigenti relative alle<span> </span>zone omogenee G (servizi pubblici di quartiere) ed F (attrezzature pubbliche di scala urbano-territoriale) con il seguente<span> </span>commento: “<em>In merito agli standard urbanistici a livello comunale&#8230;appare complessivamente un eccesso di zone omogenee G, in rapporto alla popolazione residente, di 5.846.143 mq di superficie fondiaria (calcolo effettuato sulla base dei 30mq/ab residenziale, L.R. 20/2000)”. “</em></span><em><span>La verifica è stata estesa anche alle zone F; tale dato deve però essere letto a livello provinciale e non comunale, tenendo conto dell’entità delle dotazioni territoriali contemplate per tali zone omogee F (istituti superiori, ospedali, ecc) che formalmente necessitano, per la loro quantificazione, non tanto il dato dei residenti, quanto quello della domanda. Per quanto riguarda queste zone, il dato è stato elaborato sulla base dello standard: (1+1,5+15)mq/ab, DM 1444/68, da cui si evince a livello provinciale un eccesso di zone omogenee F pari a 1.369.977 mq/ab (si ricorda che tale valutazione è valida in prima approssimazione)</span></em><span>”.</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><span>Non si comprende da quale norma siano state tratte queste valutazioni. Infatti la legge urbanistica dell’Emilia Romagna n. 20/2000 art A-24 </span><span class="corpo1"><em><span style="font-size:8.5pt;">dotazioni minime di aree pubbliche per attrezzature e spazi collettivi</span></em></span><span> stabilisce che lo<span> </span>standard dei servizi pubblici (zone G) non si applica alla popolazione residente, ma agli abitanti<span> </span>residenti+ presenti+ potenziali e, inoltre,<span> </span>è<span> </span>superiore a 30mq/abitante. Analogo ragionamento vale per le zone F di scala urbano-territoriale.<span> </span></span></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><span>Pertanto si segnala la necessità<span> </span>di rivedere<span> </span>la verifica delle previsioni di servizi dei Piani Comunali<span> </span>vigenti contenuta nel DP del PTCP 2007 per renderla conforme a<span> </span>quanto stabilito dalla legge regionale. </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><strong><span>In merito ai parametri da adottare nei PSC<span> </span>per la definizione del dimensionamento, si propone che<span> </span>il PTCP2007 prescriva che:<span> </span></span></strong></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin-left:11.35pt;text-align:justify;text-indent:-5.7pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span> </span></span></span><!--[endif]--><strong><span>la popolazione teorica deve essere utilizzata come dato di previsione puramente demografico;</span></strong></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin-left:11.35pt;text-align:justify;text-indent:-5.7pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span> </span></span></span><!--[endif]--><strong><span>il dimensionamento del patrimonio edilizio deve essere<span> </span>espresso<span> </span>in termini di costruito:<span> </span>mq di superficie utile, stanze e<span> </span>abitazioni</span></strong><span> perché è su questi dati che si basa l’effettiva conoscenza dello stato di fatto, ai fini della valutazione dei processi evolutivi e della determinazione<span> </span>dei fabbisogni<span> </span>e delle previsioni dei Piani;<span> </span><strong></strong></span></p>
<p class="MsoPlainText" style="margin-left:11.35pt;text-align:justify;text-indent:-5.7pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-family:Symbol;"><span>·<span> </span></span></span><!--[endif]--><strong><span>il dimensionamento<span> </span>dei servizi pubblici deve essere riferito agli spazi costruiti e previsti (superficie utile) </span></strong><span>e non<span> </span>alla popolazione teorica, sia per garantire un<span> </span>equilibrato sviluppo urbano, sia perché al miglioramento delle condizioni di vita e degli standard abitativi corrisponde<span> </span>una maggiore e più complessa esigenza di spazi per servizi, non semplicemente<span> </span>commisurata alla variabile della<span> </span>popolazione.</span></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><span> </span></p>
<p class="MsoPlainText" style="text-align:justify;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:10pt;">UNA SCELTA CHIARA: DOMANDA DI SUOLO EDIFICABILE O RISPOSTA AL FABBISOGNO DI EDILIZIA SOCIALE?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Riferendosi ai processi insediativi il DP sottolinea più volte </span><span style="font-size:10pt;">i rischi di “<em>eccessiva impermeabilizzazione del territorio, elevata pressione insediativa, con saturazione dei cunei agricoli nel tessuto urbano ed interruzione dei corridoi ecologic</em>i”, affermando la necessità della riduzione del consumo di suolo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Il DP rileva d’altro canto nelle sue premesse “<em>un mercato potenzialmente “saturo”, con un eccesso di offerta riguardante in particolare le abitazioni di segmento medio, presenti in vendita a prezzi elevati, mentre allo stesso tempo si verifica una crescita del fabbisogno abitativo espresso da una parte della popolazione che non riesce a far fronte all’aumento dei prezzi delle case” </em>e sottoline il pericolo di una<em> “forte espansione edilizia all’interno delle aree semi-periferiche, a causa del consumo eccessivo del suolo, può determinare fenomeni di “sprawl” insediativo particolarmente consistenti, anche se limitati all’interno dei centri abitati.”</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">E’ indubiltabile che, con l’emergere di nuove condizioni di precarietà sociale, cresca una nuova domanda abitativa, indotta anche dalla immigrazione straniera, che non viene intercettata dall’offerta attuale, orientata più a soddisfare esigenze abitative di gruppi sociali di classe medio alta. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Per dare risposte a queste criticità la  Regione si è mossa con il <em>Progetto</em> di Legge <em>“Governo e riqualificazione solidale del territorio”</em>, 9/10/2006, introducendo una nuova tipologia di dotazioni territoriale:</span><a name="_ftnref2" href="#_ftn2"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">[2]</span></span><!--[endif]--></span></span></span></a><span style="font-size:10pt;"> lo standard di aree per l’edilizia residenziale pubblica, pari al 20% del dimensionamento complessivo degli insediamenti esistenti e previsti dalla pianificazione comunale. La proposta introduce il principio secondo cui gli interventi edilizi devono cedere una quota di aree e di capacità edificatoria per l’edilizia pubblica. Il PTCP dovrebbe farsi carico di predisporre, al di là delle indicazioni del Progetto di legge regionale, di nuovi ed efficaci indirizzi in materia di edilizia residenziale pubblica. <em></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Il tema dell’edilizia sociale non viene però più approfondito nel DP, tranne al punto delle linee d’azione in cui si prevede una “<em>destinazione di una quota della nuove aree di espansione, non inferiore al 25%, ad edilizia sociale”, </em>il che potrebbe essere ambiguamente interpretato come una messa ai margini (cioè ai margini in espansione della città) delle fasce socialmente deboli o come una futura giustificazione per spinte speculative di<span> </span>espansioni dell’urbanizzazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Riteniamo che il PTCP debba invece applicare in modo univoco il principo del non consumo di suolo, e che il giusto principio del “<em>rispondere prioritariamente alle nuove esigenze abitative mediante interventi di riqualificazione urbana e di riuso del patrimonio edilizio esistente</em>” debba esplicitamente ricomprendere e soddisfare anche il fabbisogno di edilizia sociale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">Piacenza, 30 marzo 2008</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">per il Laboratorio Urbanistica Partecipata</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;">il presidente</span></p>
<div><!--[if !supportFootnotes]--></p>
<hr size="1" /><!--[endif]--></p>
<div id="ftn1">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:9pt;"><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:9pt;">[1]</span></span><!--[endif]--></span></span></span></a><span style="font-size:9pt;"> In quest’ottica si sta muovendo la regiona Emilia Romagna con le “Linee guida per la progettazione intagrata delle strade”.</span></p>
</div>
<div id="ftn2">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2"><span class="MsoFootnoteReference"><strong><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;"><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><strong><span style="font-size:9pt;font-family:Arial;">[2]</span></strong></span><!--[endif]--></span></span></strong></span></a><strong><span style="font-size:9pt;"> </span></strong><span style="font-size:9pt;">L’art. 7-bis, <em>primo e secondo comma,</em> del Progetto di legge, cosi recita: “La pianificazione territoriale e urbanistica realizza le condizioni per lo sviluppo delle politiche pubbliche per la casa, disciplinando l’attuazione degli interventi edilizi, di recupero o in via subordinata di nuova costruzione, diretti a soddisfare il fabbisogno di abitazioni per le famiglie meno abbienti, ad ampliare l’offerta di abitazioni in locazione a canone ridotto e a favorire l’acquisto della prima casa. </span></p>
<p class="MsoFootnoteText"><span style="font-size:9pt;">In attuazione ai principi di solidarietà e coesione economica sociale, i proprietari degli immobili interessati da interventi di trasformazione del suolo e di riuso del patrimonio edilizio esistente, sono tenuti al reperimento e alla cessione al comune delle quote di aree da destinare all’edilizia residenziale sociale (…) ”</span></p>
<p class="MsoFootnoteText"><span style="font-size:9pt;"> </span></p>
</div>
</div>
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		<title>Il quartiere nella città contemporanea</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 02:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>labup</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri e Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Autore: Barbara Borlini e Francesco Memo
Periferie deprivate e senza risorse, in cui finiscono per trovarsi confinati coloro che sono esclusi dalle opportunità di mobilità fisica e sociale. Nuovi quartieri firmati da architetti di grido, che sorgono al posto di aree dimesse, simboli della rinnovata importanza delle città nell’economia globale. Ambiti dove si sviluppano partecipazione e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=labup.wordpress.com&blog=3285717&post=50&subd=labup&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;"><!--[if gte vml 1]&amp;gt;                    &amp;lt;![endif]--><!--[if !vml]--><!--[endif]--></span><strong><span style="font-size:12pt;">Autore:</span></strong><span style="font-size:12pt;"> Barbara Borlini e Francesco Memo</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;">Periferie deprivate e senza risorse, in cui finiscono per trovarsi confinati coloro che sono esclusi dalle opportunità di mobilità fisica e sociale. Nuovi quartieri firmati da architetti di grido, che sorgono al posto di aree dimesse, simboli della rinnovata importanza delle città nell’economia globale. Ambiti dove si sviluppano partecipazione e impegno civile, ma anche “quartieri fortezza” in cui rinchiudersi alla ricerca di sicurezza e omogeneità sociale. Più semplicemente, quartieri “di tutti giorni” in cui abitano individui e famiglie che cercano di far fronte alla crescente complessità di gestione spazio-temporale delle relazioni e delle attività a livello metropolitano.</span><span id="more-50"></span><br />
<span style="font-size:12pt;"> Occuparsi di quartiere significa ragionare intorno all’esperienza urbana e all’organizzazione della vita quotidiana nella città contemporanea. La rapidità dei processi di trasformazione, riconversione e modernizzazione modifica i tradizionali legami di confidenza e di identificazione con il territorio, mentre i cambiamenti nell’organizzazione del lavoro e della famiglia, e la più generale de-standardizzazione dei comportamenti, favoriscono l’eterogeneità dei repertori valoriali ed esperienziali degli abitanti. In questa prospettiva, il quartiere costituisce un interessante fuoco di analisi non tanto in quanto comunità socialmente e spazialmente integrata, ma come spazio-chiave, sebbene non esclusivo, della quotidianità, attraverso il quale gli abitanti accedono a risorse materiali e sociali e costruiscono le proprie opportunità di vita.<br />
Ripercorrendo il dibattito classico, ma anche ricorrendo ai più recenti contributi internazionali, il libro offre a studenti di sociologia, delle discipline urbanistiche e architettoniche e a chi opera in ambito politico e sociale, una rigorosa ma agevole presentazione dei principali temi di teoria e ricerca sul quartiere. Oggetto solo apparentemente intuitivo e scontato, il quartiere si rivela nel corso dei capitoli un filone di analisi di grande attualità e rilevanza, che chiama in causa questioni centrali per comprendere le trasformazioni della città contemporanea. </span></p>
<p>INDICE</p>
<p>Prefazione di <em>Francesca Zajczyk</em><br />
1. Le relazioni “pericolose” fra quartiere e comunità<br />
2. Il quartiere come oggetto autonomo di studi<br />
3. I confini del quartiere<br />
4. La questione del cambiamento<br />
5. Per chi conta il quartiere<br />
6. I quartieri nella rete metropolitana: mobilità, accessibilità ed equità spaziale</p>
<p>Borlini B. e Memo F. (2008), Il quartiere nella città contemporanea, Bruno Mondadori, Milano. Prezzo: € 12</p>
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		<title>CICLO INCONTRI SU CITTA&#8217; E TERRITORIO</title>
		<link>http://labup.wordpress.com/2008/03/15/12/</link>
		<comments>http://labup.wordpress.com/2008/03/15/12/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 23:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>labup</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immagini]]></category>

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		<description><![CDATA[
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://labup.files.wordpress.com/2008/05/loc-mar08.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-11" src="http://labup.files.wordpress.com/2008/05/loc-mar08.jpg?w=211&#038;h=300" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
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